Negozi aperti

Code e assembramenti per shopping: giro di vite di Cirio, subito più controlli

Polemiche durissime anche sui social. Il presidente Cirio contro i "comportamenti irresponsabili", ma il famoso infettivologo Di Pierri frena.

Code e assembramenti per shopping: giro di vite di Cirio, subito più controlli
Cronaca Torino, 01 Dicembre 2020 ore 10:54

Code e assembramenti per shopping: scatta la polemica. E si tratta di una polemica durissima, che ha coinvolto sia i cittadini (sui social) sia le istituzioni.

Cirio duro contro le code per shopping

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha stigmatizzato le code e gli assembramenti per shopping:

“Quello che ho visto ieri in alcune vie a Torino è qualcosa che non possiamo permetterci. Quello che è successo ieri a Torino è qualcosa di inaccettabile – ha avuto modo di dire in un’intervista radiofonica – Questa mattina parteciperò al Comitato per l’Ordine pubblico e chiederò al prefetto interventi rigorosissimi. So che le forze dell’ordine hanno fatto tanto ma evidentemente non basta. Laddove ci sono situazioni che scappano di mano bisogna intervenire subito in maniera netta”.

E la polemica rimbalza sui social

D’altronde, basta anche farsi un giro a leggere i commenti ai vari post in argomento per farsene un’idea. Sul gruppo Facebook “Nuova Periferia” e (solo per fare un esempio) “Santa Rita Torino” si è registrata una ridda di commenti con botta e risposta. Alcune utenti non credevano neppure all’evidenza delle fotografie con la gente in coda: “Usano il grandangolo per ingannarci, non c’era assembramento”; oppure “Sono andata in centro e non ho visto queste code”; ancora: “Io credo solo a quello che vedo con gli occhi” e via di questo passo. Sotto accusa, a parere di molti, i giornalisti che deformerebbero la realtà per motivazioni che… non sempre si capiscono.

Il professore infettivologo frena

In realtà, checché ne dicano gli pseudo-negazionisti o gli scettici a tutti i costi, chi davvero se ne intende di questa malattia sembra prenderla con le pinze ma senza fare terrorismo. Ad esempio il professor Giovanni Di Pierri, famoso infettivologo e direttore del reparto all’ospedale Amedeo di Savoia, non si è spaventato più di tanto per le code in centro a Torino. Intervistato da un quotidiano nazionale ha frenato gli allarmismi: “Temo di più gli ambienti chiusi perché è lì che avviene il contagio – ha dichiarato -. Tutto quello che avviene all’esterno mi preoccupa meno, perché all’aperto il virus si diluisce”. Certo, la precisazione d’obbligo, bisogna sempre indossare la mascherina (correttamente coprendo anche il naso!) e mantenere la distanza di almeno un metro dagli altri. Cose che ormai dovremmo aver imparato…

“Seconda ondata figlia delle ferie”

La seconda ondata, quella che ci sta affliggendo, secondo il luminare deriva direttamente dalle vacanze estive. Aver condiviso spazi (spiaggia, alberghi, discoteche, movida) con tanti estranei ha provocato un’accelerazione dei contagi.

“Mesi fa, a dare il via alla seconda ondata, sono state le vacanze, la condivisione di spazi con persone non conviventi, l’ammassamento. Se il Piemonte entrasse in zona gialla, le seconde case si potranno aprire, anche se forse non sarà consentito lo sci. L’unica certezza è che si deve sempre tenere un comportamento diligente. Non si può prevedere se ci sarà addirittura una terza ondata, ma se molliamo la presa é inevitabile che i contagi aumenteranno. Ce lo insegna l’esperienza, dopo la prima ondata, di questa estate”.

Mascherine e test rapidi

L’idea che si sta facendo più strada al momento, già proposta per concedere l’accesso ai campi da sci, è quella del tampone da esibire. Cosa vuol dire: chi ha intenzione di andare in un luogo precluso, ad esempio al cinema o in palestra, oppure a sciare com’è stato proposto, potrà farlo. Ma dovrà esibire il risultato di un test effettuato nelle 72 ore precedenti, così da dimostrare di non essere contagiato. Di Pierri, sull’argomento, è d’accordo: “Io immagino l’uso dei test rapidi per accedere alle attività più esposte al contagio: palestre, piscine, circoli privati, teatri e cinema”. Infine, una riflessione emersa da molti commenti sui social: il Governo (o la Regione, non è questo il punto) apre i negozi, poi ci si indigna se le persone vanno a fare shopping natalizio… Le code di clienti erano ampiamente prevedibili: di cosa ci si stupisce dunque?

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