Il certificato medico

Viviana Parisi soffriva di paranoia: “Crollo dopo crisi mistica”

Nel cassetto del cruscotto della Opel grigia la conferma del contesto di disagio interiore in cui è maturata la tragedia di Caronia.

Viviana Parisi soffriva di paranoia: “Crollo dopo crisi mistica”
Torino, 19 Agosto 2020 ore 09:31

Un’ulteriore conferma del contesto in cui è maturata la tragedia di Caronia è arrivata dal cassetto del cruscotto della Opel grigia di Viviana Parisi: dentro un certificato medico emesso il 17 marzo 2020 dall’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, dove la 43enne era in cura.

+++ TROVATO IL CORPO DI GIOELE +++

La dj torinese soffriva di paranoia, il documento parla di un “crollo mentale in seguito a una crisi mistica”. Così, nero su bianco, si ribadisce sostanzialmente quanto si sapeva già: che durante il lockdown il disagio interiore della donna era peggiorato.

Il certificato: Viviana Parisi soffriva di paranoia

Ma l’elemento rafforza quindi la tesi che Viviana Parisi fosse diretta verso la “Piramide di luce“, quella mattina. Voleva raggiungere col figlio di 4 anni quel simbolo di rinascita forse per ritrovare il proprio equilibrio. Ma ai piedi dell’installazione di Motta d’Affermo non c’è mai arrivata.

Cosa c’entra la “Piramide della luce” con la morte di Viviana Parisi?

Prima ha mentito al marito Daniele Mondello, dicendogli che usciva a comprare delle scarpe per il figlio Gioele, poi s’è messa in autostrada in direzione Palermo per coprire i circa 125 chilometri fino alla piramide. Una breve sosta a Sant’Agata di Militello per fare benzina, ma non paga il casello (forse ha smarrito il tagliando).

Il tragitto interrottosi a Caronia, a 25 chilometri dalla meta

Quindi l’ultimo tratto di strada percorso a passo di lumaca e, forse secondo alcuni sbandando leggermente, infine quella maledetta galleria (la “Pizzo Turda”) nel territorio di Caronia, dove è entrata in collisione con un furgone.

IL PUNTO DELL’INCIDENTE:

Dopo il lieve incidente la giovane mamma ha preso in braccio il figlio (finalmente confermate le ricostruzioni testimoniali in questo senso) ed è sparita: oltre quel guard rail s’è aperto il vero mistero. Forse la 43enne s’è arrampicata su un traliccio (raggiunto dopo un chilometro e mezzo a piedi nella macchia) per poi buttarsi di sotto: ma dov’è finito il bimbo?

La polemica sui tempi dei primi soccorsi

E c’è anche una coda polemica, perché secondo i legali che assistono il marito, la Stradale poteva fare prima, rispetto ai 20 minuti che ci ha messo ad arrivare sul posto. Ma soprattutto i Vigili del fuoco, giunti in loco dopo un’ora, potevano fare di più che cercare Viviana in un raggio di soli 500 metri oltre il guard rail.

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