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Maretta a Palazzo Lascaris

Gioco d’azzardo: la Regione Piemonte diventa un “caso” nazionale

Forti frizioni nel centrodestra. Opposizione scatenata con 50mila emendamenti. In mezzo, i lavoratori del settore.

Gioco d’azzardo: la Regione Piemonte diventa un “caso” nazionale
Politica Torino, 16 Aprile 2021 ore 11:00

C’è maretta sul gioco d’azzardo, il Piemonte rischia di diventare un “caso” o un laboratorio nazionale per le decisioni sulla delicata questione del gioco legalizzato.

Legalizzare contro le mafie

In Italia, si sa, onde evitare che le scommesse (ma anche le slot-machines e le sale da poker) cadano in mano alle mafie lo Stato ha deciso da molti anni ormai di legalizzare il gioco d’azzardo. Con regole ben precise e molto stringenti: distanze da obiettivi sensibili, oscuramento delle vetrine, divieto di pubblicità mediatiche e qualche altro eccetera di minor conto. Da sempre nell’opinione pubblica (quindi poi di riflesso anche nei partiti politici) si fronteggiano due schieramenti manichei: da una parte i puristi idealisti che condannano qualsivoglia indugio verso il gioco; dall’altra chi invece sostiene che si può giocare con giudizio divertendosi senza perdere un capitale e magari racimolando qualche soldino. In mezzo, ci sono i gestori e i lavoratori del settore schiacciati dalle decisioni delle Istituzioni.

In questi giorni sta avvenendo proprio questo: la Regione Piemonte sta valutando se rivedere le regole per le sale gioco legalizzate. Ma la situazione si ingarbuglia subito. Perché: per una serie di ingredienti che si mischiano e che andiamo ad esporre qui di seguito.

La situazione si ingarbuglia

La maggioranza (centrodestra) sta per discutere e votare una mozione in merito alle regole da rispettare per i gestori; l’opposizione (centrosinistra) presenta ben 50mila emendamenti per far inceppare il dibattito e bloccarne l’approvazione; l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano incontra le associazioni dei consumatori che chiedono regole più rigide (indicativamente contro le sale gioco quindi). Le associazioni di categoria (As.Tro in testa) fanno presenti d’altro canto le ragioni di chi lavora legalmente e lecitamente in questi posti: a rischio in Italia ci sono 1.700 posti di lavoro. Forza Italia (partito del presidente Alberto Cirio) propone una salomonica via di mezzo che prevede di prorogare per due anni il termine per consentire ai gestori di sale gioco di adeguarsi. In piazza, intanto, i giovani di Fratelli d’Italia manifestano in modo coreografico facendo notare che senza regole precise la galassia del gioco rischia di tornare in mano alle mafie. Insomma, un bel guazzabuglio di posizioni, richieste, esigenze, opinioni politiche e conseguenti battaglie portate avanti che creano attrito.

Anche nella stessa maggioranza di centrodestra con la Lega che vorrebbe “aprire”, Forza Italia che tenta il compromesso, i seguaci della Meloni che si smarcano… Chi l’avrà vinta alla fine?

Ideologia e realtà dei fatti

Così l’esponente leghista Andrea Cane: “La nostra proposta vuole tutelare legalità e lavoro. E’ un punto inserito nel nostro programma elettorale. La controffensiva dell’opposizione è molto discutibile, una battaglia ideologica che si scontra con la realtà dei fatti“. Intanto oggi venerdì 16 aprile 2021 si continua il dibattito in aula, mentre martedì 20 alle 9.30 è in programma la nuova manifestazione dei lavoratori del settore del gioco, che pure hanno le loro ragioni (di sopravvivenza). Si troveranno davanti a Palazzo Lascaris per sostenere la revisione della legge. Il Piemonte rischia dunque di diventare un caso nazionale o un apripista sulla delicata questione del gioco d’azzardo. Ma la vicenda delle regole in questo settore sembra ben lungi dall’essere prossima a una soluzione definitiva. C’è da… scommetterci!