Strumenti in campo

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: i dati drammatici della “pandemia ombra”

Il report della Polizia di Stato racconta uno spaccato tragico, impennata di casi anche nel Torinese.

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: i dati drammatici della “pandemia ombra”
Cronaca Torino, 25 Novembre 2020 ore 10:26

L’Assemblea Generale dell’ONU ha istituito il 25 novembre come la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” considerando tale fenomeno una violazione dei diritti umani. La prima definizione di violenza contro le donne basata sul genere a livello europeo è contenuta nella cosiddetta Convenzione di Istanbul. I femminicidi in Italia da inizio anno sono stati 91. Un fenomeno mondiale che il segretario dell’Onu Antonio Guterres ha definito “una pandemia ombra”. La Polizia di Stato e la Questura di Torino, in occasione di questa importante ricorrenza, hanno diffuso numeri, analisi e comparazioni in relazione all’inquietante escalation.

Violenza di genere

Di definizioni di violenza di genere se ne trovano a centinaia. Ma la parola chiave per capirne il senso è una: “genere”. Questo termine vuole sottolineare la differenza tra la biologia e la cultura, tra il sesso ed il genere. Quando accade perché considerate “di genere inferiore”, non si chiama “violenza contro le donne”, ma “violenza di genere contro le donne”. Una violenza che nasce dalla convinzione che una donna debba comportarsi solo in un modo, deciso dal maschio, che rivendica il totale controllo sulla “sua” donna e sul suo corpo, ne limita la libertà, ne esige il possesso (il partner o l’ex partner che non accetta la scelta della donna di lasciarlo); o dal fatto che la donna non si conformi a ciò che “culturalmente” ci si aspetta lei faccia o sia (il marito che picchia la moglie perché non ha preparato la cena, o il padre che riduce in fin di vita la figlia perché vestita in modo occidentale). Gli episodi di violenza sulle donne, che troppo spesso hanno esiti mortali, continuano a segnare con drammatica regolarità le cronache, indice di un problema sociale, non legato a condizioni economiche o di etnia delle persone coinvolte, ma che tocca trasversalmente tutta la nostra società.

Il cammino italiano

In Italia si inizia a contrastare la discriminazione istituzionale delle donne soprattutto a partire dal 1975, anno in cui viene approvato il nuovo diritto di famiglia, che prevede l’abolizione dell’autorità maritale sulla consorte. Prima di allora il coniuge veniva autorizzato a far uso di “mezzi di correzione” e disciplina nei confronti non solo dei figli, ma anche della propria moglie. Attraverso l’eliminazione di leggi palesemente discriminatorie, l’abolizione di delitti giustificati da codici d’onore o dalla morale, siamo arrivati alla legge 38/2009 che ha dato rilevanza penale a nuove fattispecie di reato (Art. 612 bis,cd stalking), fino alla recentissima legge 69/2019, cd “codice rosso”, che ha dato uno sprint all’avvio del procedimento penale.

La situazione nel Torinese

La Polizia di Stato, per l’occasione, ha diffuso un articolato report che esamina i numeri relativi al fenomeno nell’ultimo anno. Per ciò che concerne il Torinese si è assistito a un’inquietante escalation mortale rispetto al 2019. 15 omicidi nel 2020 rispetto ai 10 del 2019 di cui 7 per mano di partner o ex partner.

Sul tema è intervenuto anche il Questore di Torino Giuseppe De Matteis che punta alla prevenzione: la questione va ricercata e combattuta alla radice respingendo una cultura che da sempre giustifica la gerarchia di genere. Nel corso del 2020, nel Torinese, sono stati 120 gli ammonimenti adottati dal Questore di Torino nei primi 10 mesi; 123 le persone accolte in “una stanza per te”, dedicata specificatamente all’ascolto delle vittime di violenza di genere e domestica; 170 gli arresti tra maltrattamenti (110) e stalking (60), con un netto aumento rispetto ai primi 10 mesi del 2019. Ben 19 sono stati gli allontanamenti d’urgenza dalla casa familiare della persona violenta, un efficace strumento di aiuto alla vittima, contro i 4  trasferimenti della persona offesa in casa protetta.

Il bisogno di controllo

Fra i fattori culturali sottesi al fenomeno si staglia la necessità da parte del “carnefice” di controllare la sua preda. L’isolamento forzato imposto come misura di emergenza sanitaria ha consentito, nella maggior parte dei nuclei familiari a rischio, di non avere motivi per far degenerare una semplice discussione: la donna stava in casa, per forza, e l’uomo poteva esercitare, indisturbato il suo controllo. Il suo ex (fidanzato, compagno, marito) non poteva circolare liberamente per cercarla, anche per quel tragico ultimo incontro. È proprio alla fine del lockdown che i numeri degli omicidi volontari, che hanno i connotati sociologici del femminicidio, hanno ripreso ad impennarsi. I dati raccolti attraverso le segnalazioni delle Divisioni Anticrimine in tutta Italia emerge che nel 62% dei casi l’autore dei reati rientranti nella violenza di genere è il coniuge, convivente, fidanzato o ex partner. Le donne vittime di violenza, dopo le italiane, sono in percentuale maggiore quelle di nazionalità romena, seguite da quelle nate in Marocco.

YouPol

Una nuova importante iniziativa, finalizzata alla gestione delle richieste di aiuto delle vittime di violenza, in concomitanza con l’emergenza COVID-19 e nel periodo del lockdown, è stata l’implementazione della APP della Polizia di Stato YouPol, attraverso la quale i cittadini possono “chattare”, anche in modo anonimo, con le Sale Operative delle Questure per segnalare situazioni di disagio, trasmettere messaggi ed immagini. Creata per contrastare il bullismo e lo spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, è stata aggiornata, nel mese di marzo 2020, prevedendo la possibilità di segnalare anche i reati di violenza domestica. Dal 28 marzo al 30 settembre sono state 542 le segnalazioni ricevute tramite l’APP. Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di segnalare in forma anonima. È sempre importante la chiamata al numero di emergenza 112 NUE e/o 113, soprattutto nei casi di pericolo imminente. 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, il numero è sempre attivo: puoi telefonare, puoi fermare una volante, puoi andare in Questura o in un Commissariato e puoi anche utilizzare, solo se non è un’emergenza, l’APP YouPol.

Gli strumenti in campo

L’ammonimento è una misura di prevenzione che nasce con lo scopo di garantire alla vittima una tutela rapida ed anticipata rispetto alla definizione del procedimento penale e consiste nell’avvertimento, rivolto dal Questore allo stalker o al maltrattante, di astenersi dal commettere ulteriori atti di molestia o violenza domestica. Contestualmente, l’ammonimento consente al Questore di adottare non soltanto misure che attengono alla detenzione di armi, ma anche forme di sensibilizzazione di familiari e di intervento di altri uffici. In particolare, chi si rende responsabile di percosse o lesioni lievi, nell’ambito di violenza domestica, può essere ammonito non solo su istanza della vittima o di un testimone, ma, fatto particolarmente importante, anche su iniziativa della stessa Forza di Polizia, che può anche provvedere ad allontanare immediatamente il soggetto dall’abitazione dove si sono realizzate le condotte violente. Ricordiamo che ricorrere all’ammonimento è molto semplice. La vittima deve esporre i fatti alle autorità e avanzare richiesta al Questore di ammonimento nei confronti dell’autore delle condotte persecutorie o della violenza domestica. Il Questore, verificati i fatti, adotterà il provvedimento e l’autore verrà diffidato alla prosecuzione delle condotte. Proprio perché rilevante è la percentuale di vittime di atti persecutori di sesso maschile, va da sé che anche i soggetti ammoniti vedono un discreto numero di persone di sesso femminile.

La percentuale è sicuramente più alta nel caso di ammonimento per stalking rispetto ai casi di ammonimento per
violenza domestica.

L’amore per il carnefice

Il poliziotto che interviene in soccorso, ma anche quello che viene cercato dalla donna per un consiglio, per una denuncia, spesso si trova davanti una persona che ha un legame affettivo e di intimità con il maltrattante, per cui porre fine alla relazione violenta è ancora più difficile. La vittima è spinta a giustificare il maltrattante, a tollerare gli episodi di violenza, rendendole difficile persino realizzare ciò che sta vivendo. La decisione di interrompere il rapporto con il partner violento è spesso un processo lungo e difficoltoso e i motivi per cui una donna può essere titubante o timorosa all’idea di troncare la relazione sono molteplici.

CERCARE AIUTO ALL’ESTERNO è un passaggio di un lungo percorso, che può prevedere tentennamenti e ripensamenti: la donna può provare vergogna nell’ammettere ciò che ha subito, avere delle difficoltà nel mettere assieme le due facce del maltrattante, oscillare tra paura e rabbia oppure può ricevere pressioni a non interrompere la relazione da parte del suo ambiente familiare, oltre che del maltrattante stesso; l’operatore può essere il primo con cui si apre.

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Campagna fotografica #lamiadoppiafaccia per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

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