NEL TORINESE

Scomparsa di Mara Favro, indagati l'ex datore di lavoro e il collega pizzaiolo

Conferito oggi l'incarico di esaminare l'auto sulla quale la donna sarebbe salita prima di scomparire nel nulla

Scomparsa di Mara Favro, indagati l'ex datore di lavoro e il collega pizzaiolo
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Ci sono due indagati nel procedimento aperto dalla procura di Torino sulla scomparsa di Mara Favro, la 51enne, mamma di una bambina di 9 anni, scomparsa dopo aver finito il turno di lavoro come cameriera alla pizzeria Don Ciccio a Chiomonte (Torino) nella notte fra il 7 e l'8 marzo 2024.

Si tratta dell'ex datore di lavoro della donna nonché proprietario della pizzeria, Luca Vincenzo Milione, e del pizzaiolo, Cosimo Esposito. E' quanto si ricava da un "avviso di accertamento tecnico irripetibile" notificato dai magistrati. Ai due è stato assegnato un avvocato d'ufficio. Non si conosce il titolo di reato del fascicolo.

Cosa sappiamo della notte del 7 marzo

Prima di scomparire nel nulla, Mara ha lavorato otto giorni da Don Ciccio. Titolare e pizzaiolo, intervistati più volte dagli inviati della trasmissione "Chi l’ha visto?" concordano nel dire di averla vista l’ultima volta la sera del 7 marzo 2024.

Finito il turno, la donna avrebbe accettato un passaggio dal pizzaiolo, Cosimo, che l’avrebbe accompagnata a Susa, lasciandola davanti al pub Excalibur. Secondo il proprietario della pizzeria, Mara sarebbe però tornata in autostop in pizzeria per recuperare le chiavi di casa che aveva dimenticato. A quel punto lui le avrebbe proposto di fermarsi a dormire lì, visto l'ora tarda, ma lei avrebbe detto di preferire tornare a casa a piedi perché l'indomani aveva un appuntamento.

L'accertamento tecnico

L'accertamento tecnico, conferito oggi 8 luglio 2024 dalla Procura di Torino ai carabinieri del reparto investigazioni scientifiche, riguarda la Fiat Punto di colore rosso che potrebbe essere stata utilizzata dal pizzaiolo Cosimo per accompagnare Mara a casa alla fine del turno di lavoro. La vettura è stata rintracciata una ventina di giorni fa dai carabinieri. L'esame è affidato a tre specialisti (un capitano, un luogotenente e un maresciallo) del Reparto investigazioni scientifiche dell'Arma. Gli accertamenti inizieranno il 12 luglio 2024. Si tratta di una corsa contro il tempo perché si teme che il caldo possa aver in parte cancellato delle tracce.

Intanto, i due indagati potranno indicare dei loro consulenti di fiducia.

"Apprendiamo con favore e interesse l'esistenza del nuovo sviluppo del procedimento. Noi non puntiamo il dito contro nessuno. E' positivo, però, che la nostra ipotesi iniziale si stia finalmente rivelando quella che deve essere seguita: non si è trattato di una scomparsa volontaria. Lo abbiamo sempre detto", dichiara l'avvocato Roberto Saraniti, legale della famiglia di Mara Favro. Era stato il penalista a sollecitare con un esposto l'apertura di un fascicolo"

La grande Punto rossa del pizzaiolo Cosimo Esposito

Il passato oscuro dell'ex datore di lavoro di Mara

Scavando nel caso, gli invianti di "Chi l'ha visto?" hanno scoperto che il titolare della pizzeria, Luca, in realtà si chiama Vincenzo Milione ed ha un passato caratterizzato da guai seri con la giustizia che lui stesso non smentisce ribadendo di aver pagato il suo debito e sottolineando come proprio per questo motivo abbia delle restrizioni orarie:

"Con Mara il mio passato non c'entra. Ho già pagato. Io non posso uscire dopo le 22 e ho sempre rispettato questa restrizione. Non sono sotto indagine perché sono venuti a controllarmi".

Ma in cosa consistono i guai con la giustizia di Vincenzo Milione? Sfruttamento di prostituzione, riduzione in schiavitù e traffico di droga.
Reati per i quali Milione ha alle spalle dieci anni di carcere inflitti dalla corte di appello di Cagliari per associazione a delinquere "con il ruolo di partecipe e lo stabile inserimento in un’organizzazione finalizzata a commettere delitti di riduzione in schiavitù e in materia di prostituzione".

Per i giudici l’uomo era il collegamento con la mala albanese in un sistema che poteva comprare ragazze in Romania ed Ungheria corrompendo funzionari per fare avere loro permessi di soggiorno. Giovani che poi, una volta sbarcate in Italia, volavano ad Olbia per esser vendute come schiave del sesso.

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