Nascerà già "vecchia"?

Torino-Lione, ritardi fino al 2032: il video dell’attacco dei No Tav

Nel corso delle audizioni al Senato sono emerse certezze sull'ulteriore ritardo di tre anni nella realizzazione della contestata opera

Torino-Lione, ritardi fino al 2032: il video dell’attacco dei No Tav
Economia Torino, 15 Dicembre 2020 ore 12:09

Brutte notizie per la Tav. La linea ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe unire Lione a Torino, fortemente contestata e oggetto di dibattito pubblico da anni, subirà notevoli ritardi. Se ne parla per il 2032, addirittura!

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Gli scontri in Val di Susa

In questi giorni è tornata alta l’attenzione sulla Tav, anche a causa dei disordini che si sono verificati in Val di Susa domenica 13 dicembre 2020. Gli attivisti che contestano l’opera (definendola inutile scempio ambientale) si sono scontrati con la Polizia, due gli agenti feriti. Anche a livello istituzionale l’argomento è di stringente attualità: si sono infatti susseguite dichiarazioni dopo le audizioni in Senato (Commissione Trasporti).

Ritardo sicuro di tre anni

Ovviamente, i siti antagonisti non mancano di rimarcare questo assurdo: si cementifica pesantemente un territorio (montano) per un’opera che sarà pronta nel 2032 e che nascerà già… “vecchia”. La stessa ministra Paola De Micheli (Pd) ha ammesso questo ulteriore ritardo: la Tav potrà essere inaugurata non prima del 2032, tre anni più tardi di quanto previsto inizialmente. Nell’audizione è stato chiesto quali ulteriori fondi europei siano già stati stanziati e assegnati alla Torino-Lione, e attraverso la stipula di quale accordo di finanziamento. La De Micheli ha risposto che ad oggi i finanziamenti non sono definiti in quanto ancora oggetto di “negoziazione” con l’Unione Europea.

Il nodo dei soldi dalla Ue

I finanziamenti europei vengono assegnati su bandi cosiddetti “competitivi”. La Tav utilizza contributi erogabili secondo il regolamento relativo alle reti di trasporto transeuropeo. Inizialmente, il mega progetto ferroviario avrebbe dovuto unire addirittura lo Stretto di Gibilterra (Algeciras) a Kiev, passando appunto per Torino e proseguendo verso Trieste, Lubjana eccetera. Sia come sia, questo regolamento prevede che tutte le opere finanziate debbano entrare in servizio entro il 2030. Successivamente (secondo le leggi attuali) non sono previsti contributi. Ne consegue, secondo questa tesi, che la realizzazione della Torino-Lione sarebbe già oltre la sua finanziabilità.

Botta e risposta Telt-NoTav

I No Tav e più in  generale coloro che contestano l’opera pubblica non si sono lasciati sfuggire l’occasione per affondare il loro attacco. Anche nei confronti della società Telt (Tunnel Euroalpino Lione Torino) che porta avanti i cantieri:

“E’ un buon inizio – dicono – in pratica non v’è certezza di nulla, ma intanto l’occupazione militare in Val di Susa non accenna a finire. Milioni di euro dei contribuenti vengono spesi per permettere a Telt di fare cassa”.

Una tesi, questa, rigettata dalla controparte:

“La linea a cavallo tra Francia e Italia rappresenta l’anello centrale di una ferrovia che collegherà la Spagna all’Ungheria, al servizio del 18% della popolazione europea e del 17% del Pil comunitario. L’utilità della Torino-Lione è documentata da 7 studi di valutazione socio-economica, realizzati da soggetti molto qualificati”.

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