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Torino

Sette rapine per la febbre del gioco, il Tribunale: “Spinto dalla ludopatia” ed esce dal carcere

Una condanna di 4 anni, ma dopo un anno di reclusione al 57enne sono stati concessi i domiciliari e la possibilità di curarsi.

Sette rapine per la febbre del gioco, il Tribunale: “Spinto dalla ludopatia” ed esce dal carcere
Cronaca Torino, 09 Dicembre 2020 ore 10:48

E’ forse questo il colpo di fortuna che il protagonista della vicenda ha cercato ossessivamente nelle slot. Sette colpi in banca, sei andati a segno e l’ultimo finito male, che ha portato a una condanna a 4 anni di reclusione. I giudici decidono, però di riconoscergli, l’attenuante della malattia: una ludopatia talmente radicata da trasformare in criminale un uomo sostanzialmente comune. E così arriva la libertà dal Tribunale di Torino, dopo un solo anno di reclusione.

Sette colpi in banca per il vizio del gioco

Un mix di ludopatia, depressione e sporadico uso di alcolici: questo il quadro di salute mentale di un 57enne diventato rapinatore (seriale) di banche per soddisfare la febbre del gioco. Una febbre divorante, che si divora peraltro anche tutto il denaro di un normale ménage familiare. I soldi sacrificati a quel moloch a forma di slot machine; e quel bacio che ti cambia la vita della dea bendata che non arriva mai. “Arriva domani, di sicuro”, si ripeteva lui, ormai inghiottito dall’ossessione. Per nulla, risponde la statistica: perché il banco vince sempre. E così è andata. Il banco ha vinto, e vinto ancora per anni, al punto da spingere l’uomo a commettere ben sette rapine in banca per procurarsi il denaro, tra il 2014 e il 2015. L’ultima gli è stata fatale e si è conclusa con una condanna a quattro anni di reclusione.

Il vero colpo di fortuna: la libertà

Pochi giorni il tribunale di sorveglianza di Torino gli ha offerto una possibilità di svolta: smetterla con le puntate e curarsi seriamente: “Sotto il profilo sanitario, il soggetto ha sofferto di una grave forma di ludopatia, che lo ha indotto a commettere i reati”. Lui stesso si era mostrato ripetutamente pentito e aveva espresso il desiderio di curare il demone della ludopatia. Il 57enne andrà quindi ai domiciliari, a casa del figlio, lavorando al suo banchetto di generi alimentari. In parallelo seguirà le cure del dipartimento dipendenze dell’Asl. Adesso ci si gioca davvero tutto e stvolta l’esito non dipenderà dai capricci del caso.

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