Cronaca
Arma comparsa dal nulla

Omicidio Melis, spunta una scacciacani nel bar di Oste: un depistaggio?

Il presunto assassino avrebbe rivelato l'esistenza dell'arma e il luogo dove trovarla, ma il giorno dell'arresto mai era stata rivenuta. A distanza di tempo, ora, la sorprendente scoperta.

Omicidio Melis, spunta una scacciacani nel bar di Oste: un depistaggio?
Cronaca Torino, 21 Aprile 2022 ore 16:38

Un ritrovamento improvviso che rappresenterebbe una clamorosa svolta nell'omicidio di Massimo Melis. Dopo un anno e mezzo dal suo brutale assassinio, nelle scorse settimane sarebbe stata infatti ritrovata la possibile arma del delitto: una scacciacani rinvenuta in una busta di nylon, incollata con del nastro adesivo da imballaggio sotto il lavello del bar torinese "Angelo Azzurro" di Luigi Oste, unico indagato nel caso. Il 62enne, ora in carcere perché ritenuto possibile responsabile di aver ucciso Melis per una rivalsa d'amore, dopo mesi in cui si era professato privo di armi, aveva deciso di confessare di essere in possesso proprio di una scacciacani, nascosta nel medesimo punto in cui poi è stata rivenuta. Quest'ultima, tuttavia, il giorno dell'arresto non era mai stata trovata. Il ritrovamento di questi giorni, quindi, potrebbe essere reale, oppure frutto di un possibile depistaggio? Il dubbio è lecito, anche perché sull'arma è emersa la totale assenza di impronte.

Omicidio Melis, spunta una scacciacani nel bar di Oste: un depistaggio?

Un altro enigma è saltato fuori nelle ultimissime settimane nell'intricata vicenda dell'assassinio di Massimo Melis, 52enne ucciso il 31 ottobre 2021 in via Gottardo a Torino. Una scacciacani è stata rinvenuta, incollata con del nastro adesivo da imballaggio, in una busta di nylon sotto il lavello del bar "Angelo Azzurro" di Luigi Oste, unico indagato nell'omicidio. Il 62enne, secondo il pm Chiara Canepa, sarebbe stato lui a premere il grilletto di una revolver calibro 38 contro Melis per una rivalsa d'amore, in quanto riteneva che il 52enne, operatore della Croce Verde, si fosse frapposto nella sua relazione con Patrizia.

Sul ritrovamento della possibile arma del delitto, tuttavia, i dubbi non sono pochi. Primo tra tutti il fatto che il giorno dell'arresto di Oste nessun tipo di pistola è stata ritrovata all'interno del suo bar nonostante le continue perquisizioni. Secondo punto, il 62enne, presunto omicida, solo a distanza di mesi avrebbe rivelato di essere in possesso di un'arma, una scacciacani priva di tappo rosso appunto, tenuta nella parte superiore del mobile sotto il lavello del bancone del bar. In terzo luogo, il fatto che la scacciacani in questione è stata proprio trovata nel punto descritto da Oste. Sull'arma e sulla sua busta contenitiva, infine, è emersa la totale assenza di impronte.

Quest'ultimi dettagli, quindi, complicano e non poco la questione: come mai l'arma è stata trovata solo ora? Che sia tutto frutto di un depistaggio da parte di qualcuno che vuole aiutare il barista 62enne? In tutta questa vicenda, infatti, Oste si è da sempre reputata non colpevole. Il ritrovamento dell'unica arma, di cui Oste si ritiene proprietario, renderebbe credibile il suo racconto e quindi la tesi difensiva.

In tutto questo tempo, il bar non è mai stato messo sotto sequestro e quindi chiunque avrebbe potuto entrare e piazzare la scacciacani. L'enigmatico episodio, tuttavia, per ora è destinato a rimanere un piccolo mistero. E soprattutto pare non scalfire il quadro accusatorio della Procura, che nei giorni scorsi ha chiesto per Oste il giudizio immediato.

L'omicidio

Il funerale di Massimo Melis è avvenuto il 6 novembre 2021. I colleghi del 52enne, operatore della Croce Verde, avevano evidenziato come quella di Massimo sia stata "una morte improvvisa e inaccettabile"Una persona perbene, ben voluta da tutti e senza ombre. Colpevole solo di aver aiutato un'amica in un momento di difficoltà: Patrizia.

Ed è proprio con lei che Melis ha trascorso il suo ultimo giorno di vita: il 31 ottobre nel pomeriggio erano andati a fare la spesa, poi l'aveva accompagnata a casa, intorno alle 21. Dopo essere tornato alla sua auto parcheggiata poco distante, il killer si era avvicinato alla vettura esplodendo un solo colpo da un revolver calibro 38. Il proiettile aveva attraversato la testa del 52enne finendo la sua corsa nella portiera opposta. Una spietata esecuzione. 

Gli investigatori, la sera del primo novembre, giorno in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Massimo, avevano interrogato Patrizia chiedendole chi avrebbe potuto uccidere il suo amico. Lei aveva fatto il nome di un 62enne, che si era invaghito di lei e che le stava facendo delle avances sempre più insistenti.

Le però aveva ritrattato dicendo che non ci fosse nessuno stalker. Gli investigatori, tuttavia, avevano iniziato ad indagare nella vita privata del 52enne: Patrizia era stata più di una cara amica, in passato i due avevano avuto una relazione e dopo essersi lasciati avevano continuato ad avere un rapporto molto stretto ed amichevole.

Luigi Oste

Ecco quindi che cominciano a formularsi le prime ipotesi: qualcuno infatuato di Patrizia mosso dalla gelosia nei confronti di Massimo, può averlo ucciso? Può averlo odiato a tal punto da porre fine alla sua esistenza?

Ed ecco che si era tornato a parlare di un uomo, 62 anni, pregiudicato, respinto dalla donna. Quell'uomo era risultato poi essere Luigi Oste. Probabile che vedesse in Massimo un rivale da eliminare. Si era scoperto così che l'uomo, già nel mese di giugno, aveva iniziato a corteggiare, con molta (forse troppa) insistenza, Patrizia, ma che le non avesse gradito, confessando la cosa a Massimo.

Oste era un uomo che in passato ha avuto anche dei precedenti penali per reati contro il patrimonio e spaccio di stupefacenti. Oste frequentava assiduamente il bar Gottardo, dove lavorava Patrizia. Massimo quindi conosceva il suo carnefice, i due si incontravano spesso.

Il presunto assassino

Il 62enne, accecato dalla gelosia, può aver deciso di passare all'azione? La notte del 31 ottobre, Massimo Melis è stato freddato con un colpo di pistola. La sera del 5 novembre, Luigi Oste, è stato fermato dalla Squadra Mobile della Polizia, con l'accusa di essere l'assassino dell'operatore della Croce Verde. Interrogato tutta la notte decise di avvalersi della facoltà di non rispondere. 

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