Si celebrava l'Anno del Bue

Nazi-hacker rovinano la riunione cinese online

Una decina di maleducati "troll" ha rovinato l'incontro online postando foto porno, insulti e svastiche. In collegamento c'era anche il console cinese.

Nazi-hacker rovinano la riunione cinese online
Cronaca Torino, 08 Febbraio 2021 ore 09:56

Ancora un attacco dei nazi-hacker, questa volta contro la comunità cinese che in riunione si apprestava a celebrare l’inizio dell’Anno del Bue. Durante un collegamento online sulla usatissima piattaforma Zoom alcuni “troll” sconosciuti si sono intromessi nella riunione altrui per rovinare tutto e offendere. Non è la prima volta che accade, l’ultimo caso meno di un mese fa: il 13 gennaio 2021 un altro attacco dei nazi-hacker aveva sconvolto le comunità ebraiche di Torino e Venezia.

Usato il simbolo del nazismo

Per classificare questo tipo di atteggiamento, ossia di chi si intromette in riunioni altrui per disturbare e provocare, è stato anche coniato un neologismo: “Zoom-bombing”. Nella fattispecie, durante l’incontro virtuale dell’altro giorno si stava celebrando l’inizio dell’Anno del Bue alla presenza delle autorità. Ad un certo punto dai monitor dei provocatori hanno iniziato a partire immagini pornografiche, insulti sessisti contro le donne lì presenti e persino foto di svastiche. Il simbolo del nazismo viene spesso usato dall’esercito dei “troll” a sproposito e non necessariamente per sostenerne l’ideologia. Si tratta infatti di un’immagine-shock in grado di attirare molto l’attenzione e di offendere nell’intimo intere categorie di persone, solo alla vista di quel simbolo senza dover aggiungere altri insulti. Ecco perché la svastica viene spesso adoperate come “arma di insulto e di offesa” durante questi riprovevoli raid online.

Attaccata la comunità cinese

A corollario anche insulti sessisti e razzisti, urlati e scritti. La comunità cinese è stata dunque vittima di «Zoom-bombing», un vero e proprio attacco virtuale durante l’inaugurazione della mostra «Felice Anno del Bue! Il racconto del Capodanno cinese sotto i portici di via Po». Il racconto dell’accaduto non può prescindere dalla pubblicità data all’evento, che ha permesso evidentemente agli odiatori di poter accedere tramite il codice alla riunione online. Ad organizzare l’incontro l’Istituto Confucio dell’Università di Torino, mentre la mostra si svolge lungo i due lati dei portici di via Po (visitabile fino al 21 febbraio 2021). Si tratta di un’iniziativa assolutamente interessante, che va nella direzione dell’interculturalità e della conoscenza: i pannelli (detti anche banner) presentano il Capodanno cinese, le sue tradizioni ed alcuni testi letterari che lo celebrano. L’utilizzo di immagini beneauguranti mutuate dalla tradizione delle “carte intagliate” permette anche di gettare uno sguardo su una delle arti popolari più famose della Cina.

Una figura davvero pessima

L’inaugurazione virtuale della mostra si svolgeva venerdì alle 18 sulla piattaforma Google Meet, e doveva essere seguita da una breve conferenza della professoressa Stefania Stafutti. Fatto sta che circa dieci maleducati guastafeste si sono collegati e hanno iniziato a condividere svastiche, immagini e video porno, insulti gratuiti. Nel mirino soprattutto le donne presenti, apostrofate in malo modo anche con epiteti espliciti. Una pessima figura davvero, anche perché in collegamento c’era il console cinese. Furibondo l’assessore Marco Giusta, già presidente dell’ArciGay:

“Un episodio simile era già avvenuto per l’Anpi e l’ArciGay. Altre realtà che hanno fatto incontri online e sono state oggetto di attacchi. È un gesto becero e riprovevole, un momento di bassissimo livello, con inneggiamenti terrificanti. Esprimo la mia solidarietà all’istituto Confucio e alla comunità cinese tutta. Sono stati costretti a cancellare l’evento e questo mi dispiace molto. L’episodio è comunque già stato segnalato alle autorità competenti. Speriamo che si arrivi a poter prevenire simili provocazioni”.

Ha fatto scalpore dunque l’intruzione dei nazi-hacker alla riunione cinese e non si esclude che la Polizia postale possa identificare i responsabili del raid.

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