Cronaca
NEL CANASEVE

Ivrea, 45 indagati nell'inchiesta sulle presunte violenze in carcere sui detenuti

I reati ipotizzati sono quelli di tortura con violenze fisiche e psichiche nei confronti di numerosi detenuti, falso in atto pubblico e reati collegati. 

Ivrea, 45 indagati nell'inchiesta sulle presunte violenze in carcere sui detenuti
Cronaca Canavese, 23 Novembre 2022 ore 14:31

Sono 45 gli indagati tra appartenenti alla polizia penitenziaria, medici, funzionari e direttori pro-tempore del carcere di Ivrea nell'ambito di una nuova inchiesta, coordinata dalla procura, in merito ai pestaggi subiti dai detenuti della casa circondariale.

I possibili reati

I reati ipotizzati sono quelli di tortura con violenze fisiche e psichiche nei confronti di numerosi detenuti, falso in atto pubblico e reati collegati. Nella notte personale della polizia penitenziaria, dei carabinieri e della guardia di finanza, su disposizione della Procura di Ivrea, ha eseguito 36 perquisizioni, all'interno del carcere e nelle abitazioni degli indagati.

La nuova indagine

La nuova indagine, che segue quella della Procura Generale riferita a fatti del 2015, riguarda diversi episodi dell'ultimo biennio, fino all'estate 2022. Le indagini hanno permesso di raccogliere numerosi elementi a conferma delle denunce presentate nel corso degli anni, anche in merito all'esistenza di una "cella liscia" e di una cella "acquario", privi di riparti, all'interno delle quali i detenuti venivano picchiati e rinchiusi in isolamento senza poter avere contatti nemmeno con i legali.

Secondo la procuratrice Gabriella Aviglione, sarebbe emerso un sistema in cui c'era chi "pestava" e chi "copriva", con referti medici che nascondevano le vere cause di lividi e fratture.

"I reati risultavano tuttora in corso, situazione che ha reso inevitabile l'intervento degli inquirenti", fanno sapere dalla procura di Ivrea.

Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti alla TGR:

"Personalmente ho più volte insistito che Ivrea fosse dotata di un sistema di videosorveglianza a tutela dei detenuti e degli agenti di polizia. Occorre fare della formazione per gli operatori per gli stessi detenuti che possono diventare peer supporter per coloro che sono in difficoltà".

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