operazione "garden"

Furti sui camion in sosta nelle aree di servizio della tangenziale di Torino: arrestate sei persone

Sequestrate marmitte, autoradio, pneumatici, parti dei motori, blocchi elettronici per l'infotainement di provenienza illecita per oltre 2 milioni di euro

Furti sui camion in sosta nelle aree di servizio della tangenziale di Torino: arrestate sei persone
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Nel 2022 una serie di furti avvenuti nelle aree di servizio della tangenziale nord di Torino con lo stesso modus operandi (un taglio sui teloni dei camion in sosta per sottrarre il contenuto) portano all'avvio di un'indagine denominata "operazione Garden".

Sei persone arrestate

Sei le persone sono arrestate al termine delle indagini condotte dalla Polizia stradale di Torino con l'accusa di aver costituito un’organizzazione dedita al furto ed alla ricettazione di ricambi e componenti per auto che venivano immessi nel mercato parallelo. Per un'altra persona è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L'operazione Garden

Nel corso degli accertamenti, gli agenti della stradale hanno monitorato gli spostamenti di alcuni sospettati. Nell'attività criminale risulterebbero coinvolte persone e società orbitanti nel settore automobilistico molto attive nella commercializzazione di autoricambi su diverse piattaforme web. Nel corso delle indagini sono stati anche individuati alcuni magazzini in provincia di Torino per lo stoccaggio degli autoricambi di provenienza illecita in attesa della "commercializzazione".

Durante l’arco temporale in cui si è sviluppata la complessa vicenda, è stato possibile sequestrare numerosissimi autoricambi originali per un valore commerciale di 2 milioni di euro circa, e sono state raccolte prove su 18 persone, ritenute responsabili del furto e della ricettazione di ricambi in genere. L’attività di individuazione e sequestro dei componenti è stata particolarmente complessa anche perché il sodalizio rendeva difficoltosi gli accertamenti sulla genuinità delle fatture emesse da aziende con sede all’estero. Parte degli ammanchi, realizzati anche per responsabilità di dipendenti infedeli, venivano accertati e certificati dalle case costruttrici a seguito di verifiche richieste dalla Polizia Giudiziaria ed effettuate in stabilimenti di produzione di autoveicoli in Asia e Sudamerica.

I danni collaterali

Un aspetto non trascurabile della vicenda riguarda la sicurezza: l’immissione sul mercato di ricambi contraffatti potrebbe, infatti, pregiudicare la sicurezza del veicolo ed essere causa di incidenti stradali; quelli provenienti dal mercato parallelo alimentano, invece, quei settori dell’economia sommersa che sono origine dei fenomeni di evasione fiscale. Infine, i ricambi trattati nei circuiti non ufficiali non vengono smaltiti nel rispetto delle normative vigenti creando un danno ambientale importante.

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