Al via il processo

Carabiniera ricattata con la tecnica del revenge porn

Alla sbarra un finto collega e finto coetaneo cui lei aveva spedito alcuni scatti osé. I due non si sono mai incontrati di persona.

Carabiniera ricattata con la tecnica del revenge porn
Cronaca Torino, 11 Dicembre 2020 ore 10:28

Una carabiniera ricattata con la tecnica del “revenge porn” da un finto collega e finto coetaneo che aveva conosciuto in chat: al via il processo.

Sotto accusa sempre le foto osé

Ancora una volta, come nel recentissimo caso della maestra che aveva inviato proprie foto porno al fidanzato, sotto accusa c’è questa specie di… “usanza” di spedire immagini osé in chat o di condividerle su Internet. Una volta mandate al destinatario, persona di cui magari ci si fida al momento, poi non si può più controllare l’uso che egli ne farà. Come in questo caso, come nel precedente della maestra, come in altri pessimi esempi di relazioni con condimento di auto-scatti hard, storie poi sfociate in ricatti e in dolorose vicende giudiziarie. Sarà il caso di ricordare che il “revenge porn” è un fatto molto grave. Chi si comporta in questo modo, per dirla con Claudio Marchisio che si è espresso esplicitamente sul tema, “è un criminale, oltre che uno stronzo”.

Una storia che va avanti da anni

Tutto inizia nel 2005 quando la donna era poco più che un’adolescente. Tramite social conosce l’uomo che anni dopo la ricatta, lui diceva di avere 21 anni e di essere un carabiniere. Forse anche per questo scatta la fiducia e l’amicizia on line si trasforma in un rapporto più intrigante, pur rimanendo virtuale. I due, infatti, non si sono mai incontrati né sfiorati. Ma questo non basta come deterrente o come “scusante giudiziaria”: infatti sentenze passate in giudicato affermano che la violenza sessuale e gli abusi sono tali anche se la relazione resta a distanza, online in questa fattispecie. Revenge porn dunque ai danni di una carabiniera, ma non solo…

Alla sbarra anche per stalking

Ora la brutta storia che vede coinvolta la carabiniera (tuttora in servizio nell’Arma) e il suo aguzzino virtuale è giunta in Tribunale. Fra le altre accuse, l’uomo dovrà rispondere anche di stalking perché minacciava la ragazza dicendole che sapeva dove andava e quando usciva di casa. Una forma di controllo psicologico per obbligarla a spedirgli altre fotografie erotiche: “Ti sputtano se non mi mandi altre foto nuda” le avrebbe intimato una volta. E ancora, la minaccia di stampare le immagini già spedite e di appiccicarle nei pressi della caserma dove lei prestava servizio. Ora starà ai giudici decidere quale sia la pena appropriata per questo 57enne, non carabiniere come aveva detto, residente in provincia di Brescia. La donna, invece, oggi 34enne, ha trovato il coraggio di raccontare la sua brutta esperienza anche grazie alla solidarietà dei colleghi.

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