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Mappano - Leinì

Cerca di mettere le mani sul bar in crisi per lockdown con minacce ed estorsioni

Calo d'incassi e difficoltà dovute al Covid, il titolare taglieggiato da un balordo di 33 anni che voleva rilevare l'attività sottocosto.

Cerca di mettere le mani sul bar in crisi per lockdown con minacce ed estorsioni
Cronaca Torino, 26 Novembre 2020 ore 10:49

Bar in crisi per lockdown, il titolare diventa vittima di un aguzzino. E’ accaduto a Mappano, nell’hinterland torinese: un italiano di 33 anni è finito in manette per estorsione e minacce.

Voleva rilevare il bar sottocosto

Un balordo ha preso di mira questo barista in difficoltà a causa del lockdown, pretendendo di acquistare il suo bar sottocosto. L’arrestato aveva già precedenti penali per reati consimili. L’uomo aveva proposto al titolare di un bar, in difficoltà a causa del lockdown, di acquistare il suo locale, naturalmente a un prezzo inferiore al valore di mercato. Il proprietario aveva rifiutato ma in seguito ha iniziato a subire pressioni e minacce sia di persona che sul telefonino. Si era spaventato ed aveva preso tempo, dichiarando che avrebbe accettato dopo alcuni lavori di ristrutturazione. A questo punto l’acquirente-strozzino ha proposto di curare lui stesso i lavori con una ditta di sua fiducia e dopo qualche giorno gli ha portato una fattura: voleva farsi dare in anticipo i soldi dell’Iva.

Estorsione in piena regola

Era di fatto in corso un’estorsione, anche se mascherata da una richiesta di acquisto e di ristrutturazione. Il bar in crisi per il lockdown sembrava una “preda” perfetta. Minacce di morte e continue richieste di denaro facevano da contorno a questa torbida vicenda. Nel piccolo paese la voce di quanto stava accadendo si è sparsa al punto che i carabinieri della Stazione di Leini hanno compreso cosa accadeva e hanno iniziato a pedinare l’aguzzino. Il 33enne stato fermato fuori dal bar subito dopo aver intascato 1000 euro dal barista. Messo di fronte ai fatti, il barista ha ammesso di aver subito pressioni e minacce per la vendita della sua attività. La segnalazione-denuncia ai carabinieri, dunque, non sarebbe arrivata dalla vittima dell’odioso taglieggiamento bensì da qualcuno che ha segnalato ai militari quanto stava accadendo.

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