TORINO

Alberi di corso Belgio, l'agronomo: "Sono solo due gli aceri da abbattere"

Il Comitato: "Il blocco militarizzato di un tratto di corso Belgio all’alba del 6 febbraio per abbattere tre alberi e potarne qualcun altro è stata un’operazione stridente, a fronte del nostro annuncio di voler monitorare gli abbattimenti"

Alberi di corso Belgio, l'agronomo: "Sono solo due gli aceri da abbattere"
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Continua lo scontro tra il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, l'assessore al Verde, Francesco Tresso e il "Comitato Salviamo gli Alberi di Corso Belgio" sugli aceri negundi presenti nel viale.

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La controperizia di un secondo agronomo

È stata depositata ieri, mercoledì 14 febbraio 2024, in Tribunale la “Relazione tecnica sulla analisi visiva e integrata di alcuni aceri radicati in corso Belgio a Torino” firmata dall'agronomo Daniele Zanzi, svolta su 13 piante analizzate, classificate dal Comune in classe D.

Il Comitato Salviamo gli alberi di corso Belgio tramite un comunicato fanno sapere:

"L'albero n° 357 non è stato verificato. Solo 2 alberi presentano condizioni tali per cui è necessaria la rimozione. Per i restanti 11 aceri, si rileva la presenza per lo più di criticità legate a monconi di branche primarie o secondarie, con processi degradativi in essere, e per i quali sono necessari interventi di potatura finalizzata alla rimozione delle parti secche, al contenimento e ove possibile alla riequilibratura delle chiome. Per i restanti 11 aceri, si rileva la presenza per lo più di criticità legate a monconi di branche primarie o secondarie, con processi degradativi in essere, e per i quali sono necessari interventi di potatura finalizzata alla rimozione delle parti secche, al contenimento e ove possibile alla riequilibratura delle chiome”. A questi 11 è quindi attribuita la classe CD.
Inoltre, le problematiche rilevate in quota sono comunque riconducibili a processi annosi di declino vegetativo connesso ad interventi manutentivi impropri. Per tali problematiche quindi questi alberi non meritano la rimozione, anche quando sono presenti difetti puntuali alla base del fusto come ferite aperte o decorticazioni. Gli alberi richiedono invece interventi di gestione mirata alla asportazione delle parti più critiche, anche in considerazione del quadro generale di discrete condizioni vegetative rilevate per la maggior parte delle piante analizzate”.

La relazione – che è frutto di una indagine con verifica visiva tramite metodica VTA effettuata il 6 febbraio scorso e, per alcuni aceri, integrata tramite l'innovativo ed efficace sistema Adbian –sottolinea inoltre che una analisi più approfondita e dettagliata sarebbe stata possibile se fossero stati consentiti anche rilievi strumentali.
Il documento di Zanzi è arrivato ieri, a fine di un’ulteriore giornata di disagio strumentale, ben orchestrato dall'Amministrazione Comunale tramite i media, e in crescendo: su Torino Cronaca, l’Assessore Tresso annunciava che sarà costretto “a chiudere per intero corso Belgio aumentando il livello del disagio dei cittadini”. A crescere, pensiamo, è il livello di disagio popolare nel vedere così poca volontà di ristabilire l’armonia tra istituzioni e cittadini.

Il blocco militarizzato di un tratto di corso Belgio all’alba del 6 febbraio per abbattere tre alberi e potarne qualcun altro è stata un’operazione stridente, a fronte dell’annuncio del Comitato di voler monitorare gli abbattimenti e le potature, non di fare un’insurrezione armata.
Paralizzare l’intero corso, ma perché? Intende davvero inviare nuovamente uno schieramento di polizia, carabinieri e vigili, stavolta per blindare totalmente il corso (contro la decina di aderenti al Comitato che lunedì 13 febbraio hanno richiamato la popolazione a seguire i lavori con un tam-tam di casseruole)? L’intento di Tresso appare evidente: scaricare su coloro che - su FB - definisce “dissidenti” la responsabilità del disturbo che l’Amministrazione sceglie di arrecare alla popolazione. (Ricordiamo che i “dissidenti”, rispetto al progetto di abbattere l’intera alberata, sono circa 13.000: tante le firme raccolte dal Comitato in dieci mesi).

Fra gli aderenti al Comitato e i loro simpatizzanti vi sono persone che abitano in altre zone di Torino o della Città Metropolitana; ma non si vede perché l’opposizione a un progetto urbano distruttivo dovrebbe essere prerogativa dei soli residenti, come sembra invece pensare il sindaco Lo Russo (La Repubblica, 13/02/2024), dato che il viale è: in termini urbanistici, un pezzo di città e di territorio che appartiene a tutti; in termini ambientali, parte del verde urbano e del patrimonio arboreo, entrambi beni comuni; in termini ecosistemici, un corridoio della rete ecologica urbana che si collega alla rete provinciale, integrata in quella regionale ecc.
Oggi, i cittadini attivi e consapevoli si indignano per le devastazioni ovunque accadano: e il sindaco dovrebbe ritenere encomiabili i cittadini che dimostrano di non pensare solo al proprio giardino o “cortile”.

Invece, gli amministratori torinesi portano avanti anacronistiche speculazioni con progetti di supermercati, ospedali, impianti sportivi, rottamazione di viali, “compensati” talora soltanto sotto l’aspetto della CO2, ma non dell’ossigeno, dell’ombra, dell’assorbimento di inquinanti ecc.
Il dissenso, sempre mantenuto in forme civili e legittime, ma così diffuso in questo momento in molte zone della città a causa delle politiche antiecologiche della Giunta, dovrebbe far intuire al sindaco, agli assessori, ai consiglieri circoscrizionali che hanno commesso parecchi errori, e non solo di marketing e di pubbliche relazioni: la comunicazione non è stata soltanto dissonante, ma spesso è del tutto mancata. Per esempio, alla proposta inviata, via email, a Tresso di effettuare una rivalutazione congiunta dello stato di salute degli alberi non è pervenuta alcuna risposta ufficiale (per cui noi abbiamo commissionato la nostra verifica). Ma gli errori istituzionali non sono esclusivamente di comunicazione: riguardano, come si è detto, l’ecologia, e anche la democrazia.

Quando a un’opposizione pacifica si risponde mandando le forze dell’ordine, si vuole zittire un coro per imporre un proprio assolo, rivelando con ciò un’inadeguatezza politica. Ma gli assolo degli amministratori non rientrano nella partitura democratica, che prevede invece la polifonia della partecipazione".

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