La mobilitazione indetta per il 24 ottobre a Torino segna un punto di svolta nel dibattito sullo sviluppo tecnologico e sull’impatto ambientale delle infrastrutture digitali in Piemonte.
Protesta del 24 ottobre a Torino: corteo contro i Data Center tra scontro politico e crisi ambientale
Il corteo di protesta, che vede convergere comitati territoriali, collettivi universitari e attivisti, punta il dito contro la proliferazione dei grandi data center nella regione, collegando la speculazione energetica e l’impronta ecologica di queste strutture al tema del riarmo e delle dinamiche belliche globali. Attorno alla data del 24 ottobre si è così formato un acceso terreno di scontro che coinvolge istituzioni regionali, forze politiche di maggioranza e il mondo della ricerca scientifica.

La reazione delle istituzioni e l’attacco della politica
L’annuncio della manifestazione del 24 ottobre ha subito innescato una dura presa di posizione da parte dei vertici politici regionali. Roberto Ravello, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale, ha fortemente criticato l’iniziativa, attribuendone la regia al centro sociale Askatasuna e definendo la protesta l’ennesimo capitolo di un pretesto ideologico privo di contenuti costruttivi. Secondo la rappresentanza di maggioranza, il fronte d’opposizione sociale starebbe semplicemente cercando un nuovo bersaglio mediatico dopo le battaglie storiche contro la Tav, i decreti governativi e la globalizzazione.
Per la giunta regionale, contrastare i data center significa ostacolare direttamente le infrastrutture portanti su cui si sviluppano l’intelligenza artificiale, i servizi cloud e l’innovazione digitale del Paese. A fronte del rischio che il corteo del 24 ottobre possa degenerare in disordini urbani e scontri di piazza, la Regione Piemonte rivendica l’efficacia del proprio operato istituzionale, focalizzato sull’elaborazione di una legge regionale ad hoc intesa a governare l’insediamento di queste grandi opere contemperando crescita economica e sostenibilità ambientale.
Dalla scienza alla piazza: il percorso verso il 24 ottobre
La preparazione al corteo del 24 ottobre passa per un momento fondamentale di approfondimento tecnico e scientifico ospitato dal mondo accademico. Per mercoledì 21 ottobre alle ore 17:30, presso l’Aula C del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino in Via Pietro Giuria 1, le sigle promotrici come l’Assemblea di Scienze e la rete Infoaut hanno organizzato un dibattito pubblico volto a fornire basi teoriche e scientifiche alla mobilitazione.
L’obiettivo dell’incontro universitario è metterne in luce gli impatti ecologici ed economici attraverso le competenze di esperti e fisici. Al tavolo dei relatori partecipano Enrico Duranti, portavoce della Rete dei Comitati STOP Data Center Lombardia, il fisico Francesco Cappello, membro del direttivo del Comitato No Guerra No NATO e vicepresidente dell’Associazione Per un mondo senza guerre, e il fisico Sergio Manera. Attraverso i contributi scientifici su analisi termica, inquinamento e fabbisogno energetico, l’evento si propone di strutturare le ragioni della protesta che sfilerà poi nelle strade capoluogo piemontese il 24 ottobre.
Le motivazioni del corteo: ambiente, energia e geopolitica
Al centro del corteo del 24 ottobre vi è una critica radicale al modello di sviluppo imposto dai colossi dell’High-Tech. I promotori della manifestazione denunciano come, a seguito di stagioni segnate da blackout elettrici e severe ondate di calore, l’apertura di nuovi poli d’elaborazione dati in Piemonte rappresenti un paradosso ecologico insostenibile. I progetti finiti nel mirino della protesta abbracciano diverse località del territorio regionale, tra cui Grugliasco, Trino Vercellese, Caselle, Lucento e il maxi-progetto hyperscale pianificato a Moncalieri.
A nutrire la contestazione della piazza c’è anche la contestazione della proprietà sovranazionale delle infrastrutture e dei dati, prevalentemente in mano a Big Tech americane, a fronte del loro inquadramento statale come opere di interesse strategico nazionale. Inoltre, gli organizzatori denunciano il legame tra la vertiginosa richiesta energetica di queste macchine — spesso usata come pretesto per rilanciare la produzione di energia nucleare — e l’impiego delle tecnologie di calcolo e intelligenza artificiale all’interno dell’industria bellica. Lo slogan che accompagna la preparazione del corteo chiarisce infatti la duplice matrice della mobilitazione: una posizione netta che vede Torino schierata al contempo contro il riarmo e contro la proliferazione dei data center sul territorio.