400 posti a rischio

Lavoratori ex-Embraco al bivio: ecco com'è andato il summit a Roma fra sindacalisti e Ministero

Lo stabilimento di Riva di Chieri nelle mani del curatore fallimentare. Questa mattina, martedì, il summit al "Mise" con i rappresentanti sindacali.

Lavoratori ex-Embraco al bivio: ecco com'è andato il summit a Roma fra sindacalisti e Ministero
Attualità Torino, 20 Aprile 2021 ore 14:30

Ex-Embraco, si è svolto stamattina il summit a Roma fra sindacalisti e Ministero. Siamo al bivio fatale: venerdì 23 aprile 2021 è la data spartiacque per la soluzione della delicata vicenda dei lavoratori. Ben 400 di loro, a Riva di Chieri, rischiano il licenziamento. Mentre altri colleghi in provincia di Belluno temono per il futuro della Acc-Wambao coinvolta nel progetto "Italcomp" con l'azienda piemontese. Oggi, martedì, i sindacalisti della triplice e le Rsu aziendali sono stati ricevuti al Ministero per lo sviluppo economico (Mise) per un ultimo tentativo di scongiurare la chiusura.

La ex-Embraco è al momento nelle mani del curatore fallimentare, l'anticamera del baratro quindi. All'uscita, dopo un civile presidio davanti al palazzo romano, i rappresentanti dei lavoratori hanno improvvisato un comizio spiegando com'è andato il summit per l'ex-Embraco a Roma.

Un comizio improvvisato

Armati di megafono stile Anni 70 e circondati da colorate bandiere, i sindacalisti hanno fatto un resoconto dettagliato dell'incontro. Ecco parte dei loro ragionamenti:

"Bisogna che si attivi la cassa integrazione e bisogna che si ritirino i licenziamenti, possiamo fare già venerdì una procedura sindacale per estendere i 75 giorni (di cassa, ndr) fino a 120. La situazione di Belluno è in discussione in Senato: il Governo ha garantito il voto di tutte le forze della maggioranza su questo punto. (...) Entro il 20 maggio ci sarà un emendamento convertito in legge per garantire la liquidità di cui l'azienda ha bisogno. Il progetto Italcomp va avanti, questo documento ci permette di contrastare lo scempio delle banche che rifiutano di sostenere un'azienda sana che produce ricchezza sul territorio. Rifiutano di concedere prestiti perché oramai in questo paese la politica perde tempo, le banche danno soldi a chi già li ha e non aiutano il lavoro. (...) Il progetto industriale è fattibile o non è fattibile, l'intervento del pubblico rimane o non rimane? Queste risposte dovevano arrivare due mesi fa. Oggi ci sono qui trenta lavoratori che si sono fatti 700 chilometri e venerdì se non avremo risposte ci rimetteremo qua sotto al Mise finché non arrivano. Da qui non ci schioderemo".

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L'impegno del viceministro

Il viceministro ha garantito massimo impegno da parte del Governo, adesso la strategia è che bisogna fare pressione presso il curatore (già da domani dicono i sindacati) perché deve ritirare i licenziamenti. La vicenda dei lavoratori ex Embraco si trascina da mesi senza apparente soluzione. Ben 400 persone (397 per la precisione) rischiano il posto nella sede di Riva di Chieri, mentre altri saranno più o meno nella stessa situazione a Mel (Belluno). Nei mesi scorsi si erano susseguiti cortei di protesta e sit-in anche in centro a Torino per sensibilizzare la politica sul destino di queste tante famiglie che rischiano il lastrico. Anche il vescovo torinese monsignor Cesare Nosiglia aveva chiesto aiuto e solidarietà, chiamando sul pulpito per la Messa di Pasqua un lavoratore Embraco a leggere le intenzioni. Insomma, la mobilitazione della comunità piemontese per questi lavoratori è forte, la strategia sindacale ben decisa, la solidarietà palpabile. Manca la soluzione concreta. Che, si spera, arriverà presto.