Un riconoscimento dovuto a uno dei più grandi maestri del contemporaneo. Nella mattinata di ieri, mercoledì 20 maggio, l’Auditorium del Complesso Aldo Moro ha ospitato una cerimonia solenne e densa di significato: il conferimento della Laurea Honoris Causa in Storia dell’Arte a Giulio Paolini.
Davanti a una platea gremita di studenti, docenti e personalità del mondo della cultura, la Rettrice dell’Ateneo torinese, la Prof.ssa Cristina Prandi, ha consegnato il titolo all’artista, suggellando un legame indissolubile tra la città di Torino e uno dei padri nobili dell’Arte Povera e del Concettualismo internazionale.
Le motivazioni del premio
Le motivazioni espresse dall’Università di Torino racchiudono l’essenza di una ricerca artistica che dura da più di sei decenni. Giulio Paolini è stato premiato per aver offerto, in oltre sessant’anni di attività, un esempio di rigore intellettuale e coerenza estetica. L’Ateneo ha voluto celebrare la sua capacità di porre in dialogo la ricerca d’avanguardia con la storia dell’arte, intesa non come passato da celebrare ma eterno presente, e di aver saputo trasformare l’eredità dei maestri in un’indagine sull’enigma della visione. Il lavoro di Paolini si annovera, a pieno titolo, tra le prove più alte del pensiero creativo contemporaneo.
Il programma della cerimonia
La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali della Rettrice, Prof.ssa Cristina Prandi, a cui è seguito l’intervento del Prof. Paolo Cozzo, Direttore del Dipartimento di Studi Storici.
Il momento centrale della celebrazione è stato affidato al Prof. Fabio Belloni, che nella sua Laudatio ha ripercorso le tappe fondamentali della traiettoria di Paolini, evidenziando la straordinaria capacità dell’artista di interrogare l’opera d’arte stessa e lo statuto dell’autore.
Infine, la parola è passata allo stesso Giulio Paolini. Con la consueta eleganza e precisione che lo contraddistingue, l’artista ha offerto ai presenti una Lectio Magistralis che rimarrà impressa nella storia recente dell’Ateneo, un vero e proprio viaggio filosofico dietro le quinte dello sguardo.
Una carriera internazionale nel segno della visione
Grafico di formazione, Paolini ha segnato la storia dell’arte globale. Dalle prime storiche mostre legate all’Arte povera, il suo percorso lo ha portato a esporre nei templi della cultura mondiale, venendo invitato più volte alla Documenta di Kassel e alla Biennale di Venezia.
Tra le sue maggiori mostre antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma nel 1976, allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1980, al Nouveau Musée di Villeurbanne nel 1984, alla Staatsgalerie di Stoccarda nel 1986 e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1988. In tempi più recenti spiccano le esposizioni alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz nel 1998, alla Fondazione Prada a Milano nel 2003, alla Whitechapel Gallery a Londra nel 2014 e al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2020.
Un percorso poliedrico tra scrittura e teatro
L’attività dell’artista non si esaurisce nelle sole arti visive. Fin dall’inizio, Paolini ha accompagnato la sua ricerca con note e riflessioni raccolte in libri curati in prima persona. Ha inoltre dimostrato una profonda sensibilità per lo spazio scenico, realizzando scene e costumi per importanti rappresentazioni teatrali, in particolare con Carlo Quartucci negli anni Ottanta e con Federico Tiezzi per due opere di Wagner negli anni Duemila.
La laurea honoris causa conferita ieri a Torino non è solo il tributo a una carriera eccezionale, ma la conferma di come l’opera di Paolini continui a essere una bussola fondamentale per navigare i misteri dell’arte contemporanea.