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Il verdetto finale

Sanremo 2021: contro ogni pronostico vincono i Maneskin. Per il torinese Willie Peyote sesto posto e premio della critica

Inattesa sconfitta per Ermal Meta, arrivato terzo, e soprattutto per Fedez e Francesca Michielin, sostenuti da un potente battage social di Chiara Ferragni, moglie del rapper milanese con 22 milioni di follower.

Sanremo 2021: contro ogni pronostico vincono i Maneskin. Per il torinese Willie Peyote sesto posto e premio della critica
Spettacolo Torino, 07 Marzo 2021 ore 09:53

I giovanissimi Maneskin con la travolgente Zitti e buoni vincono a sorpresa il 71° Festival di Sanremo, stravolgendo ogni pronostico.  Come riporta Prima La Riviera, il televoto alla fine ha premiato loro contrapposti a Ermal Meta (Un milione di cose da dirti), giunto terzo, e soprattutto alla coppia che veniva data da settimane favorita per il successo finale Francesca Michielin e Fedez con Chiamami per nome.

I Maneskin, formatisi a Roma nel 2015, età media appena superiore ai 20 anni, sono composti da Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio. La notorietà l’hanno raggiunta tre anni fa piazzandosi secondi a X Factor 2017. Maneskin, in danese, significa chiaro di luna, hanno precisato gli stessi componenti del gruppo, che alla lettura del verdetto da parte di Amadeus sono letteralmente esplosi di gioia, senza riuscire a trattenere le lacrime per una vittoria totalmente inaspettata. Hanno tutti 20 anni tranne Damiano che ne ha comunque appena 22.

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Willie Peyote, l’outsider

Willie Peyote al secolo Guglielmo Bruno era indicato dagli addetti ai lavori come uno dei giovani talenti con maggiori chance di vincere la 71ª edizione del Festival della canzone italiana. Il rapper e cantautore, è cresciuto a pane e musica a Leini, prima di migrare a Torino. Essere l’outsider per lui è stata un’opportunità per mettersi in mostra e per essere considerato un vero big tra i big. Ma Sanremo sarà solo una delle tappe di un percorso di successo iniziato anni fa. Laureato in Scienze Politiche, sfegatato granata, dopo aver sperimentato il rock e il punk ha trovato nel rap la sua espressione artistica più congeniale.

«La cosa più bella – ha detto in un’intervista in rete – è che la gente mi applaude per dire ciò che voglio e ciò che penso».

I testi delle canzoni sono tutto affare suo. Le musiche le condivide con i componenti della sua band. Sul palco di mezz’Italia si è sempre presentato con loro, con la sua “orchestra” perché la sua musica è un raffinato crogiolo dove i confini tra un genere e l’altro sono solo una barriera concettuale. Tra le sue note e le strofe c’è la denuncia sociale, l’intelligenza dell’autoironia e la sapienza di saper parlare alle nuove generazioni senza essere banale, gretto o sciatto. Una scrittura graffiante, a volte anticonformista, in continua evoluzione, capace di trattare argomenti diversi, che arriva diretta, senza filtri. A ispirarlo nel suo percorso creativo sono stati cantautori nazionali come Francesco Guccini, Luigi Tenco, Daniele Silvestri, Giorgio Gaber fino a Samuele Bersani con cui ha cantato la bellissima Giudizi Universali nella serata dei duetti.

Il primo album

Dal 2004 musicalmente attivo, nel 2011 ha pubblicato il suo primo album solista: “Manuale del giovane nichilista”. Due anni dopo, nel 2013, fa uscire: “Non è il mio genere, il genere umano”. Anche in quest’album c’è il germe della sua visione nichilista dell’uomo. Nel 2015 pubblica “Educazione sabauda”, il disco che lo impone tra i migliori cantautori italiani. Particolare attenzione ha suscitato, tra apprezzamenti e critiche, la canzone “Io non sono razzista ma…”, contenuta nell’album. Anche le emittenti nazionali si accorgono di lui e dopo aver partecipato alle Iene, a Che tempo che fa e A quelli che il calcio, Willie Peyote conquista un ampio consenso di pubblico, anche al di fuori della cerchia dei più giovani. Nel 2019 ha pubblicato il nuovo singolo “La tua futura ex moglie”, che ha anticipato il suo quinto album da titolo: “Iodegradabile”. Dopo la cancellazione di quasi tutte le tappe del suo tour, nel novembre 2020 ha pubblicato “La depressione è un periodo dell’anno”, singolo che racconta con amarezza e lucidità il periodo di difficoltà dovuto al Covid-19. Nella 71esima edizione del Festival della canzone italiana si è piazzato al sesto posto vincendo anche il premio della critica Mia Martina.

La classifica finale

  1. Maneskin (Zitti e buoni)
  2. Fedez e Francesca Michielin (Chiamani per nome)
  3. Ermal Meta ((Un milione di cose da dirti)
  4. Colapesce-Dimartino (Musica leggerissima)
  5. Irama (La genesi del tuo colore)
  6. Willie Peyote (Mai dire mai- La locura)
  7. Annalisa (Dieci)
  8. Madame (Voce)
  9. Orietta Berti (Quando ti sei innamorato)
  10. Arisa (Potevi fare di più)
  11. La Rappresentante di lista (Amare)
  12. Extraliscio e Davide Toffolo (Bianca luce nera)
  13. Lo Stato sociale (Combat pop)
  14. Noemi (Glicine)
  15. Malika Ayane (Ti piaci così)
  16. Fulminacci (Santa Marinella)
  17. Max Gazzè (Il farmacista)
  18. Fasma (Parlami)
  19. Gaia (Cuore amaro)
  20. Coma_cose (Fiamme negli occhi)
  21. Ghemon (Momento perfetto)
  22. Francesco Renga (Quando trovo te)
  23. Gio Evan (Arnica)
  24. Bugo (E invece sì)
  25. Aiello (Ora)
  26. Random (Torno a te)

Gli altri premi del 71° Festival di Sanremo

  • Premio della critica Mia Martini a Willie Peyote, sesto nella classifica finale
  • Premio Sala Stampa Lucio Dalla a Colapesce-Dimartino
  • Premio Sergio Bardotti per il miglior testo dalla commissione musicale a Madame
  • Premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione assegnato dall’orchestra a Ermal Meta

Il sindaco Alberto Biancheri, in coro con Amadeus alla fine della serata ha detto un liberatorio “Ce l’abbiamo fatta”.

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