Ora solare e notti sotto zero: come vestirsi per dormire tra Torino e le valli

Dalla temperatura della camera ai piedi freddi, le indicazioni di Istituto Superiore di Sanità e World Sleep Society e cosa guardare nella scelta del pigiama.

Ora solare e notti sotto zero: come vestirsi per dormire tra Torino e le valli
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Domenica 25 ottobre, alle 3 del mattino, le lancette torneranno indietro di un’ora e a Torino il buio comincerà a scendere poco dopo le cinque. È il passaggio che segna l’inizio della stagione fredda: nelle settimane successive le minime calano fino allo zero in città e scendono più in basso nelle valli della provincia.

La camera, meglio fresca

Scaldare la camera come il soggiorno è una tentazione comprensibile, ma non aiuta a dormire. L’Istituto Superiore di Sanità, nella scheda sulle basse temperature aggiornata lo scorso novembre, indica per la casa una forbice tra i 18 e i 22 gradi e invita a «coprirsi anche in casa con un abbigliamento adeguato». La World Sleep Society, nei consigli per la Giornata mondiale del sonno, parla di una temperatura confortevole e di una stanza ben ventilata, senza fissare numeri: in camera, di solito, la parte bassa della forbice basta.

Il riscaldamento di notte

Acceso o spento dipende da quanto la casa trattiene il calore: con buoni serramenti basta abbassarlo, con quelli vecchi spegnerlo vuol dire svegliarsi al gelo. Le raccomandazioni dell’ISS insistono piuttosto su due aspetti, la manutenzione regolare degli impianti e il ricambio d’aria, da garantire aprendo le finestre «per pochi minuti al giorno». Arieggiare la camera prima di coricarsi e richiuderla subito dopo costa poco e migliora l’aria di tutta la notte.

Quando l’aria si secca

Il prezzo dei caloriferi accesi a lungo è l’aria secca, che al mattino si sente in gola e nel naso. Per l’ISS l’umidità degli ambienti va mantenuta a un livello adeguato perché l’aria non si secchi troppo. In camera possono bastare le vaschette d’acqua sui radiatori o un umidificatore, a patto di pulirlo con regolarità.

Strati e tessuti

Quanto al pigiama, il più pesante non è per forza il più adatto: sotto il piumone fa sudare, e un capo umido smette presto di isolare. Meglio ragionare per strati: un pigiama di peso medio e una coperta da aggiungere o togliere. Flanella e cotone felpato sono morbidi e traspiranti, il pile scalda molto ma assorbe poco il sudore, mentre il punto Milano, una maglia doppia più compatta del jersey, si colloca a metà strada. I nomi commerciali, però, dicono poco: se un felpato è cotone pieno o misto con fibre sintetiche lo indica la composizione in scheda prodotto, un controllo che vale anche per i pigiami invernali da donna che su www.noidinotte.com (NoiDìNotte) sono proposti in caldo cotone felpato, flanella o punto Milano.

Il nodo dei piedi freddi

Ultima questione, tutt’altro che marginale: i piedi che non si scaldano. Già nel 1999 un gruppo di cronobiologi di Basilea guidato da Kurt Kräuchi aveva descritto su Nature la dilatazione dei vasi della pelle di mani e piedi, con la dispersione di calore che ne consegue, come il segnale fisiologico che meglio anticipa un addormentamento rapido. Calze morbide, che non stringano alla caviglia, hanno quindi senso; le coperte elettriche, ricorda l’ISS, vanno invece usate con attenzione per evitare scottature.

In camera servono aria fresca e pulita; il calore, di notte, deve venire da pigiama e coperte.