Normalità distorta

Sindaco Appendino incontra le ragazze di Break The Silence: contro machismo e maschilismo

"Quando avviene una violenza, una molestia, una intrusione nella privacy la prima domanda che ci viene in mente, e viene in mente alle donne che la subiscono, è “cosa ho fatto? Dove ho sbagliato?”.

Sindaco Appendino incontra le ragazze di Break The Silence: contro machismo e maschilismo
Torino, 23 Giugno 2020 ore 16:24

Chiara Appendino affida a un lungo post pubblicato sui propri social le ragioni per cui l’incontro in Comune con la delegazione delle ragazze di Break The Silence ITA è così importante. La sindaca pentastellata si scaglia contro machismo e maschilismo.

Chiara Appendino contro una “normalità distorta”

Voi pensate mai a quanto può fare male la “normalità” se sei una donna?
O, meglio, a quanto può far male ciò che è considerato “normalità”.

Pensateci.

📍 Pensate di essere una ragazza, magari molto giovane, ad una lezione di scuola guida, con l’istruttore che fa battute a sfondo sessuale. Tu capisci benissimo. Ignori. In fondo non è nulla di esplicito e hai persino paura che rispondendo male passi per scema. Dunque non resta che aspettare che finisca la lezione. E magari prenotarne il meno possibile successivamente, sperando di arrivare in fretta all’esame e toglierti questa preoccupazione.
Ecco, questo, per molte, è la “normalità”.

📍 Pensate di essere al vostro primo lavoro. Magari uno di quelli che si fanno mentre si studia per contribuire in famiglia. Hostess agli eventi, animatrice e così via. Sei lì, piena di entusiasmo e, nel via vai di persone ti senti occhi addosso che non sono certo di cortesia. Scene come questa sono all’ordine del giorno:  “Posso lasciarle un volantino dell’evento?”. Per sentirti rispondere: “Preferisco il numero di telefono”.  E mica una sola volta.
“Dai, è normale – ti sforzi di pensare – in fondo ti sta solo facendo capire che sei carina. Dovresti quasi sentirti lusingata. Su, non fare l’isterica…”

📍 Pensate di essere una donna, magari un po’ più grande e ormai avviata alla carriera, sul vostro posto di lavoro. Un giorno il capo ti chiama in ufficio e, dopo aver parlato del più e del meno (spesso con ampie variazioni fuori tema, non strettamente professionali) ti chiede se vuoi uscire a cena.  Lì per lì non ti viene in mente la scusa del “fidanzato” vero o immaginario che sia (e in sé, questa riflessione, è già molto triste, ovvero che serva un “uomo” per dire di no ad un altro uomo). Dunque, tra te e te pensi. Cerchi una scusa plausibile per dirgli di no.  Ma già sai che appeso a quel rifiuto ci sarà molto, molto altro. E dovrai farci i conti.  Vedete, questo è considerato “normale”. Non perché lo sia. Ma perché succede. Situazioni simili capitano troppo spesso anche quando una ragazza cerca il suo primo (o successivo) lavoro.

Esordisce così la sindaca.

Ringraziamento alle giovani torinesi di Break The Silence ITA

Così come capitano ammiccamenti più o meno volgari in strada o nei locali. Cosa che spesso si pretende di risolvere con un sorriso amaro perché, dopotutto “Ti stanno solo facendo un complimento”. E capita, sempre di più, anche a giovanissime. Ben sotto la maggiore età, quando all’essere donna si aggiunge l’inesperienza, che ti pietrifica davanti a certe situazioni di prevaricazione (sia chiaro, non per forza esplicitamente violente per come le intendiamo abitualmente, ma non per questo meno gravi) e ti porta a reagire come non avresti voluto. È un discorso esclusivamente femminile? Non siamo ipocriti: nella stragrande maggioranza dei casi sì. Perché lo sappiamo. Viviamo in una società maschilista e machista, dove la costruzione della cultura, della società, delle norme e delle abitudini è di stampo patriarcale. Dove le donne sono sempre comunque qualcosa in meno, qualcosa di meno importante. Dove quando avviene una violenza, una molestia, una intrusione nella privacy la prima domanda che ci viene in mente, e viene in mente alle donne che la subiscono, è “cosa ho fatto? Dove ho sbagliato?”.

Purtroppo molto spesso ci hanno abituato così, che la colpa di quanto avviene è nostra, e non di chi scegli di usare violenza, di importunarci, di fischiarci per strada. Ora, io stessa tutto questo l’ho vissuto sulla mia pelle. E in passato io per prima, purtroppo, l’ho considerato “normale”.
Ma normale non è. Non lo è per nulla.

E ci tengo pubblicamente a ringraziare le ragazze torinesi di Break The Silence ITA che di questa lotta a una “normalità” deviata, hanno fatto la loro battaglia. E ci consentono di raccontarci, di confrontarci, di renderci conto che siamo tante e vogliamo dire basta. Rompendo il silenzio, quel silenzio in cui quella “normalità” viene mantenuta in vita.

Si conclude così il lungo post in cui la Appendino non fa mistero di aver vissuto sulla propria pelle tutte quelle dinamiche – considerata troppo spesso normali ma che normali non sono – con le quali le donne si trovano ancora a fare i conti.

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