Lunedì 27 aprile 2026, a Torino, la Commissione legalità ha focalizzato i propri lavori sull’analisi delle risultanze emerse dal gruppo di studio dedicato allo sfruttamento lavorativo nel comparto agricolo. Sotto la presidenza di Domenico Rossi, l’indagine ha confermato la profonda complessità del fenomeno del caporalato sul territorio piemontese. Attraverso una serie di audizioni con enti e realtà associative, è emerso come il fenomeno sia alimentato da una costante pressione economica lungo l’intera filiera, fattore che comprime i margini di guadagno per le realtà produttive e incentiva il ricorso a modalità contrattuali irregolari, inclusi i subappalti a cooperative fittizie.
Cause e criticità strutturali del settore
Il quadro delineato evidenzia pesanti carenze strutturali che favoriscono l’illegalità. Tra i punti critici figurano liste di collocamento poco performanti e una burocrazia farraginosa relativa ai permessi di soggiorno e ai flussi d’ingresso per il personale non italiano. Risultano inoltre evidenti le lacune nei sistemi di trasporto e alloggio, unite all’inadeguatezza del meccanismo basato sul cosiddetto “click day”. Estremamente delicata appare la condizione di vulnerabilità dei migranti e del personale agricolo femminile, soggetti esposti a dinamiche di ricatto, isolamento e violenza, in contesti spesso condizionati dalla criminalità organizzata e dalla frammentazione dei fondi destinati al contrasto del fenomeno.
Strategie d’intervento e il bollino etico
Per contrastare tali derive, il gruppo di lavoro ha proposto di intensificare la formazione dei braccianti e di consolidare il coordinamento tra le istituzioni e il tessuto associativo. Tra le soluzioni prospettate figurano interventi stabili per garantire servizi di supporto e una nuova legge regionale di coordinamento. Viene inoltre suggerita la possibilità per l’ente Regione di costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari per sfruttamento e di promuovere una semplificazione dei canali d’ingresso per la manodopera. In questo solco si inserisce il documento presentato dai gruppi Pd, Avs, M5s e Sue, che punta su un sistema pubblico efficiente per l’incrocio tra domanda e offerta, l’istituzione di un “bollino etico” per le aziende virtuose e regole rigorose per alloggi dignitosi.
Verso un ordine del giorno unitario
Nel corso del dibattito, l’esponente della Lega Gianna Gancia ha manifestato apertura al confronto con le minoranze, mentre la rappresentante del Pd Monica Canalis ha rimarcato l’urgenza di interventi strutturali condivisi. Il presidente Rossi ha confermato che l’obiettivo attuale è la redazione di un ordine del giorno unitario da sottoporre all’Aula. Parallelamente, la Commissione, alla presenza dell’assessore Maurizio Marrone, ha approvato all’unanimità un piano di sostegno economico per i testimoni di giustizia. La misura prevede un contributo una tantum di 3.000 euro, erogato tramite il Fondo regionale contro l’usura e gestito da Finpiemonte, previa verifica dei requisiti di urgenza e attendibilità da parte di Prefettura e Procura di Torino.
Recupero dei beni confiscati e Terzo Settore
I lavori sono proseguiti in seduta congiunta con la prima Commissione, presieduta da Roberto Ravello, portando all’approvazione unanime della deliberazione sull’accesso ai contributi per il recupero dei beni confiscati. La principale innovazione, descritta dall’assessore Marrone, risiede nell’estensione dei fondi agli enti del Terzo Settore che gestiscono direttamente i patrimoni assegnati dall’Agenzia nazionale.
“Anche gli enti del Terzo Settore che hanno in gestione i beni dalla Agenzia nazionale potranno essere ammessi ai contributi. Questo recependo una modifica della legge regionale dello scorso anno” ha spiegato Marrone.
Il presidente della Commissione legalità ha accolto con favore la novità: “Finalmente dopo anni che lo chiedevamo, anche in Piemonte sarà possibile supportare direttamente gli enti del Terzo Settore che gestiscono beni confiscati, come già in altre Regioni”. Il provvedimento mantiene inoltre una corsia preferenziale per i piccoli Comuni e per le realtà sociali che operano all’interno di tali municipalità, come richiesto durante la discussione dall’esponente del Pd Fabio Isnardi.