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Covid e lavoro

“Ambulanti e ristoratori sono vittime di norme irragionevoli”

La deputata torinese sulle recenti manifestazioni di piazza e le misure varate dal governo Draghi.

“Ambulanti e ristoratori sono vittime di norme irragionevoli”
Politica Torino, 14 Aprile 2021 ore 14:26

L’ultima settimana ha visto esplodere la disperazione di categorie che da troppo tempo patiscono in silenzio le devastanti conseguenze dell’emergenza sanitaria. Ristoratori, ambulanti con banchi di generi non alimentari, piccoli esercenti, professionisti a partita Iva, stagionali, tassisti, camerieri, parrucchieri, gestori di palestre: in una parola, la classe media. Travolta da un anno di non-lavoro, in cui il mondo è cambiato per tutti certo, ma soprattutto per loro.

«Sono vittime di norme irragionevoli – sottolinea la deputata torinese Jessica Costanzo – Sono le categorie finite in mezzo ai commi dei vari Dpcm, le virgole di un decreto a sancire il confine tra salvezza e condanna, apertura e chiusura. Il problema è che per queste categorie è arrivata solo la condanna. E così le mille contraddizioni di queste imposizioni sono esplose nelle piazze di tutt’Italia».

Esplode la disperazione di ambulanti e ristoratori

Dopo gli scontri della scorsa settimana, lunedì si è svolta un’altra grande manifestazione a Roma, sempre davanti a Montecitorio, convocata dal gruppo “Io Apro”, con pullman da ogni regione.

«La misura è colma: prima i lunghi mesi in cui le norme hanno imposto chiusure senza apparenti criteri logici (divieto per gli ambulanti che non vendono prodotti alimentari all’aperto ma ad esempio vestiti, chiusure imposte ad attività che avevano speso risorse ingenti per investire sulla sanificazione e garantire il distanziamento, come bar e ristoranti), poi i cosiddetti “ristori”, palesemente insufficienti, con risarcimenti tra il 2 e il 5% delle perdite complessive».

Quindi il governo dovrebbe fare di più?

«È proprio questo il punto centrale: l’insufficienza delle risorse stanziate per ristorare le attività. Non sarà certo il passaggio in zona arancione, da questo lunedì in Piemonte e in larga parte del Paese, a sistemare le cose: ci sono state perdite insostenibili e una ripresa a mezzo servizio delle attività non permetterà certo loro di rialzare la testa. Io non posso che sentirmi vicina alle loro istanze. Sabato scorso sono andata in Crocetta, a Torino, dove ho incontrato molti baristi, ristoratori e partite Iva che hanno iniziato lo sciopero della fame, sfiancati da mesi di chiusura e senza più prospettive di rinascita».

Secondo lei si può tornare a lavorare in piena sicurezza?

«Tengo a precisare che sostenere le istanze dei commercianti, delle partite Iva non significa essere negazionisti. Lungi da me negare l’esistenza del virus e la gravità della situazione. Questo però a mio avviso non deve contrastare con la possibilità di garantire alle attività commerciali di lavorare in totale sicurezza e rispettando protocolli sanitari molto scrupolosi».

Ritiene le misure del governo Draghi insufficienti?

«Le misure del governo Draghi hanno acuito questa contraddizione. Mi riferisco alla mancata sospensione del pagamento delle utenze e dei mutui, ma anche alle nuove regole bancarie europee sui correntisti in rosso, che rischieranno di essere segnalati come “cattivi pagatori”. Se il governo Conte aveva allargato la platea dei beneficiari del “Fondo solidarietà mutui prima casa” ai lavoratori autonomi, ai professionisti e agli imprenditori individuali (oltre che ai lavoratori dipendenti), il governo Draghi non ha rinnovato il beneficio, che è scaduto lo scorso dicembre e che oggi non li contempla più. Su queste misure occorrerebbe un briciolo di buon senso: in questo momento devono essere sospese tutte, senza se e senza ma».