Nel corso della giornata di mercoledì 3 giugno 2026, la terza Commissione del Consiglio regionale del Piemonte, presieduta da Claudio Sacchetto e convocata su istanza della consigliera Alessandra Binzoni, ha ospitato un’audizione incentrata sul contrasto al dumping contrattuale. Il focus ha riguardato specificamente i comparti strategici del turismo, della ristorazione e del terziario presso Palazzo Lascaris, sede dell’assemblea legislativa piemontese.
I rappresentanti delle principali sigle datoriali del territorio — Marco Gossa per Confcommercio Piemonte, Carlo Alberto Carpignano per Ascom Torino, Giancarlo Banchieri per Confesercenti Piemonte e Giovanni Genovesio per Cna e Confartigianato Piemonte — hanno espresso forte apprensione per la proliferazione dei contratti pirata. Si tratta di intese siglate da sigle con rappresentatività marginale, caratterizzate da condizioni economiche e normative deteriorate rispetto ai contratti collettivi nazionali di lavoro leader.
Gli effetti distorsivi della concorrenza sleale
Il fenomeno produce ripercussioni critiche sull’impianto economico regionale. I soggetti imprenditoriali che adottano accordi con minimi salariali e tutele ridotte ottengono un abbattimento artificiale del costo del lavoro. Tale meccanismo genera una concorrenza sleale a danno degli operatori che applicano i contratti di riferimento.
I portavoce associativi hanno evidenziato che la regione registra un incremento nei segmenti del turismo, del commercio e dei servizi, trainato dal posizionamento di Torino, delle stazioni montane e dei distretti enogastronomici. Questo sviluppo richiede di essere sostenuto da occupazione qualificata, formazione continua e idonee tutele contrattuali.
I numeri del fenomeno e la frammentazione nazionale
Sul piano nazionale, la problematica è alimentata da una marcata frammentazione dei tavoli negoziali. All’interno del terziario si è assistito a un incremento dai 26 accordi censiti nell’anno 1995 agli oltre 260 testi attuali. L’archivio del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro evidenzia circa 800 contratti minori, applicati ad appena il 2% della forza lavoro complessiva, a fronte di 99 contratti principali che assicurano la copertura a oltre il 97% degli occupati.
Le ricadute finanziarie si rivelano stimate in termini severi. In base ai dati analizzati durante la sessione, i contratti in dumping e l’irregolarità diffusa causano una contrazione di circa 1,5 miliardi di euro annui sulle buste paga dei dipendenti. Il quadro determina inoltre un danno ai conti pubblici, quantificato in 450 milioni di euro di minori contributi previdenziali e oltre 300 milioni di euro di mancate entrate erariali relative all’Irpef.
Le proposte delle sigle datoriali e il dibattito politico
Al fine di arginare la deriva contrattuale, le organizzazioni firmatarie hanno formulato l’istanza di velocizzare le procedure di certificazione della rappresentanza delle parti sociali. Tra le richieste figurano il potenziamento delle attività ispettive mediante sinergie istituzionali e l’introduzione di premialità per le ditte che adottano i contratti collettivi leader.
L’obiettivo esplicitato dai relatori rimane quello di “tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori, garantire una concorrenza corretta tra le imprese e preservare la qualità dei servizi offerti in comparti strategici per l’economia piemontese”. Il processo postula un intervento coordinato tra Regione, Governo e parti sociali. Ai fini del dibattito e per la richiesta di chiarimenti specifici sono intervenuti nel corso della seduta i consiglieri Alice Ravinale, Alessandra Binzoni, Gianna Pentenero e Monica Canalis.