Oltre la Fase 2

Patanè lancia il Manifesto del turismo a tutela del settore

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dare voce alle esigenze inascoltate della filiera del turismo in questa emergenza.

Patanè lancia il Manifesto del turismo a tutela del settore
05 Maggio 2020 ore 10:50

Il sistema turismo rappresenta il 13% del Pil e il 15% degli occupati, ma il Governo non sembra tenere nella giusta considerazione un settore così importante e strategico del Paese. L’anno scorso solamente, ha registrato un saldo attivo di 20 miliardi grazie al lavoro di: tour operator, agenzie di viaggi indipendenti e grandi network, alberghi e b&b, società di business travel, organizzazioni di grandi eventi e meeting. Per creare maggiore consapevolezza è stato promosso il Manifesto del turismo.

Cos’è il Manifesto del Turismo

A lanciare l’iniziativa è stato Luca Patanè, presidente della Federazione Turismo Organizzato e leader del Gruppo Uvet. Una straordinaria realtà specializzata in viaggi d’affari, mobility, turismo, incoming ed eventi corporate che occupa oltre 2.000 dipendenti, dispone di 1.000 agenzie viaggio, controlla la compagnia aerea Blu Panorama e realizza un fatturato di 2,9 miliardi.

“Il Manifesto del turismo è nato da un’esigenza drammatica per dare voce a tutta la filiera e far capire lo stato dell’arte alle istituzioni – esordisce l’imprenditore dal suo quartier generale di Milano – Il nostro è stato il primo settore colpito dalla pandemia e sarà l’ultimo ad uscirne. La preoccupazione è diffusa in tutto il comparto”.

Quali risultati avete ottenuto?

“Abbiamo raccolto molte adesioni attraverso la firma di personalità, vip e gente comune che hanno compreso il rischio dell’effetto disgregativo che potrebbe generare la crisi del turismo e i conseguenti rischi occupazionali. Ci ha permesso di creare nuove relazioni e di confrontarci con le istituzioni, anche governative”.

Il ministro Dario Franceschini, però, sembra poco interessato.
Non a caso ha deciso di riaprire i musei dimenticandosi del turismo.

“Lo dico con rispetto ma non capisco il motivo di anticipare l’apertura dei musei che non possono fallire e licenziere il personale e che non potranno essere visitati dagli stranieri. La cultura è importantissima, ma per il Paese è un costo, noi invece distribuiamo ricchezza, garantiamo occupazione, paghiamo tasse… E siamo vitali per un indotto importante. Il Governo preferisce concentrarsi su problemi singoli come aveva fatto recentemente con Alitalia e Ilva, ma il turismo vale molto, molto di più”.

Cosa vorreste dal Governo?

“Bene la possibilità di accedere alla Cassa integrazione, ma adesso servono sostegni veri, contributi a fondo perduto e premi fiscali per chi investirà. Ho sedi anche in Svizzera e Francia: qui lo Stato ha già versato contributi a fondo perduto per aiutare le aziende a ripartire”. Il suo gruppo cresce di anno in anno e aveva progetti ambiziosi anche per il 2020.

Quanto impatterà il Covid-19?

“Nel 2019 avevamo messo a punto un piano di sviluppo ambizioso, ma oggi il mood è sopravvivere. La previsione è di perdere l’80% del fatturato, ma quale azienda può sopravvivere con il 20% dei ricavi e le spese sostanzialmente stabili? Come se non bastasse 14 dei 15 aerei di Blu Panorama sono a terra e già questo è un settore con una bassissima marginalità. Nonostante ciò cerco di conservare un po’ di ottimismo”.

Cosa la lascia ottimista?

“Dietro ogni crisi ci sono opportunità, stiamo cercando di capire quali. Intanto stiamo valutando quali cambiamenti adottare. Lo smart working imposto la lockdown probabilmente diventerà una regola, viste le difficoltà che si avranno con i trasporti pubblici e quindi le nostre sedi così ampie serviranno ancora tutte? Stiamo monitorando il sentimento dei cittadini per capire come e dove possiamo essere più utili. Poi noto molta attenzione sulla pandemia e sui dispositivi di sicurezza – cosa giustissima – ma poco sul futuro del lavoro. È questo mi preoccupa”.

Perché?

“Se non ripartiamo subito, se non torniamo alla normalità entro settembre il nostro Paese rischia grosso. Lo Stato non può pagare la Cassa integrazione a tutti per troppo tempo. Rischiamo una disoccupazione elevata, una povertà diffusa, un forte aumento dei problemi sociali. Ecco perché il Governo deve intervenire per difendere le imprese. Solo in questo modo l’economia potrà continuare a distribuire ricchezza e difendere l’occupazione”.

Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità