Ha scritto al Covid

“Caro signor Coronavirus”, la lettera di un infermiere ora che il peggio è passato

A rendere pubblico lo scritto è stato il direttore della terapia intensiva dell'ospedale Santo Stefano di Prato, dopo l'uscita dal reparto anche dell'ultima paziente.

“Caro signor Coronavirus”, la lettera di un infermiere ora che il peggio è passato
16 Giugno 2020 ore 11:40

“Carissimo Signor Coronavirus, ricorderò sempre il primo giorno che sono entrato a farLe visita. Avevo paura perché già si parlava dei Suoi modi bruschi di incontrare le persone, di incutere in loro un certo timore. Ma mi sono fatto coraggio…

Inizia così la lettera che un infermiere fiorentino ha scritto rivolgendosi direttamente a lui, al Signor Coronavirus, ora che la fase più acuta dell’emergenza finalmente ce la siamo lasciata alle spalle.

La lettera di un infermiere al virus

A rendere pubblico lo scritto è stato il direttore della terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano di Prato, Guglielmo Consales, dopo l’uscita dal reparto anche dell’ultima paziente. Da marzo sono stati seguiti complessivamente 45 pazienti, raggiungendo un picco massimo di 26, tutti con una evoluzione grave della malattia che hanno avuto necessità di intubazione, ventilazione polmonare ed assistenza intensiva.

Ecco come prosegue la lettera al coronavirus (da Prima Firenze):

“…ho indossato la più bella delle divise, a volte bianca, a volte gialla, un cappello degno di una Regina e delle scarpe all’ultima moda. Si, anche gli occhiali mi sono preoccupato di indossare, per essere sicuro di poterLa osservare da vicino. E quando l’ho vista, ricordo solo il silenzio e una surreale sensazione di vuoto. Non ci ha dato il tempo di conoscerLa che già si era preso molte persone, perché alla fine è questo che è venuto a fare. Avevo paura che potesse prendermi con Lei e insieme a me i miei cari che mi aspettavano a casa e che già si sentivano trascurati a causa Sua.

Carissimo Signor Coronavirus, adesso che è passato un po’ di tempo, ho imparato a conoscerLa meglio. So quanto sia attaccato al Suo operato, quanto sia difficile farLa desistere e quanto sia importante per Lei prendere le persone con cui entra in contatto, lasciarle sole perché non vuole assolutamente che nessuno intralci il Suo progetto. Ci ha separati da tutto e da tutti!

Ma sa che cosa Le dico carissimo Signor Coronavirus? Io ho fatto di tutto per farLe cambiare idea, per fare in modo che come è arrivato se ne andasse via. Ho fatto tutto il possibile per non permetterLe di lasciare solo il vuoto dietro a sé. E sa anche che cosa le dico? Che a differenza Sua non ho cercato la solitudine, ma ho fatto dei miei colleghi i miei migliori amici che mi hanno dato una forza unica e meravigliosa, senza la quale non sarei stato capace di affrontarLa. Ho avuto con me la mia famiglia, i miei cari, quelli che Lei non sa cosa sono e che cerca di portare via a noi che ce li siamo conquistati con tanto impegno.

Carissimo Signor Coronavirus, dietro a sé ha lasciato molta tristezza, è il conto che abbiamo pagato per aveLa conosciuta. Ma sono certo che piano piano se ne andrà via perché non è capace di sopportare ciò che di bello Le abbiamo mostrato. Il nostro coraggio, la nostra voglia di combattere uniti, la nostra capacità di affrontare a testa bassa ciò che ci spaventa.

Carissimo Signor Coranavirus, certo di averLe fatto capire quanto di più bello possa offrire la vita, spero vivamente che la prossima volta Ci pensi due volte prima di farsi un viaggio così lungo. Anche perché la prossima volta il comitato di benvenuto saprà come accoglierLa senza darLe tutta l’importanza che pensa di avere!”.

Nello stesso ospedale un’operazione eccezionale: Primo intervento sul cuore senza bisturi eseguito a Prato

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