TORINO

I maestri cioccolatieri piemontesi puntano a far riconoscere al gianduiotto l'IGP

Uno dei dolci tipici e storici del Torinese, nato nel 1865 ed è sempre più consumato dai torinesi e dai turisti che visitano la città della Mole Antonelliana

I maestri cioccolatieri piemontesi puntano a far riconoscere al gianduiotto l'IGP
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Il gianduiotto, uno dei dolci tipici e storici del Torinese, nato nel 1865 ed è sempre più consumato dai torinesi e dai turisti che visitano la città della Mole Antonelliana. Un prodotto che non conosce crisi e che ha fatto diventare, nel 1800, Torino la grande e unica capita del cioccolato in Italia.

Bene di lusso

Durante le guerre del Risorgimento il cacao, la materia prima per la produzione di questo dolciume, divenne un bene di lusso, costringendo le famiglie torinesi ad utilizzare materie prime alternative come le nocciole delle Langhe e lo zucchero.

Le aziende produttrici di gianduiotti

In Piemonte sono circa 30 le aziende produttrici di gianduiotti, con un fatturato che si aggira attorno a 500 milioni l'anno grazie all'impiego di ben 1800 persone. Secondo alcuni il gianduiotto fu prodotto per la prima volta dalla nota società dolciaria torinese Caffarel nello storico stabilimento di Borgo San Donato.

Attualmente il 70% della produzione resta in Italia, solo il 30% restante viene poi esportata all'estero, dove la domanda è buona e in costante crescita. Quest'ultima è aumentata notevolmente anche nel Medio Oriente, soprattutto in Giappone e Corea.

Oggigiorno, il piccolo dolce al cioccolato viene prodotto con i macchinari, ma c'è chi ancora preferisce crearli a mano, come le aziende Pernigotti, Streglio, Peyrano, Ziccat, Feletti, Novi, Venchi, La Suissa, Borgodoro, e tutte le piccole cioccolaterie torinesi, come Calcagno 1946, la Ballesio Cioccolato e la Babbini Cioccolato Artigianale.

I due metodi di produzione del gianduiotto vengono definiti: l'estrusione e il colaggio.

La volontà di alcuni maestri cioccolatieri

Alcuni maestri cioccolatieri piemontesi ora puntano per far riconoscere al giandiotto torinese l'IGP. Tutto è partito, un po' di tempo fa, da una bottega di Giaveno, alle porte della Valle di Susa. Ci vorrà, come fa sapere la TGR, almeno un anno e mezzo affinchè sia davverio riconosciuto dal punto di vista burocratico.

 

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