Doccia fredda su Mirafiori

Gigafactory Stellantis: per Torino finisce qui

Valanga di reazioni negative: dal presidente Cirio alla sindaca Appendino, ai sindacalisti tutti d'accordo: una scelta scellerata.

Gigafactory Stellantis: per Torino finisce qui
Economia Torino, 09 Luglio 2021 ore 09:58

Doccia fredda su Torino per la Gigafactory: niente insediamento a Mirafiori, né altrove in Piemonte. La grande fabbrica di motori elettrici si farà sì in Italia, ma a Termoli (Campobasso).

Tavares e la brutta notizia

La cattiva notizia per le ambizioni torinesi è arrivata come un fulmine a ciel sereno nelle ore scorse per bocca dell'amministratore delegato del gruppo che riunisce Fiat, Chrisler e Peugeot Carlos Tavares. Immediate le reazioni delle parti coinvolte, politici e sindacalisti soprattutto. Infatti sembrava proprio che per la collocazione della mega-industria per auto elettriche fosse Mirafiori la sede più idonea. Invece, così Tavares:

"L'identificazione dell'impianto powertrain di Termoli rappresenta una scelta coerente nel contesto del percorso di Stellantis verso la completa transizione energetica, sulla scia di quanto annunciato per Douvrin in Francia e per Kaiserslautern in Germania", ha aggiunto."Stellantis sta lavorando con determinazione e velocità per anticipare e supportare la transizione energetica di tutti i suoi siti industriali italiani, con l'obiettivo di garantirne la sostenibilità attraverso il miglioramento delle loro performance e per far giocare al Paese un ruolo strategico tra i principali mercati domestici del gruppo. Il piano sarà divulgato e comunicato con un approccio graduale e al momento opportuno".

Lo storico sito torinese sarebbe stato ottimale per un insediamento come la Gigafactory: tre milioni di metri quadrati di cui utilizzati oggi solo il 30%. Il resto risulta abbandonato e in parte di proprietà pubblica, della società Torino Nuova Economia. Inoltre, pesava anche la presenza della facoltà di Ingegneria automobilistica dove i giovani studiano per poi, magari, una volta laureati andare altrove. Attualmente lavorano nel sito produttivo di Mirafiori circa 12mila persone, ma questo numero sarebbe dovuto triplicare se il progetto Gigafactory avesse preso piede ed andare a régime.

Botta & risposta fra politici

Gli accordi per il finanziamento della riconversione sono già stati presi con il Governo, come annunciato nei giorni scorsi dal ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Con lui aveva ingaggiato un salace botta & risposta il presidente della Regione Alberto Cirio che pressava alla grande per ottenere l'insediamento a Mirafiori. Così Cirio:

"Mi auguro che il governo sappia dire la sua. Parliamo di investimenti che il privato da solo non può fare e, quando uno paga il conto, può decidere qualcosa dei piatti che vengono serviti. La decisione è politica, la nostra candidatura va condivisa da tutti”.

Una posizione condivisa sì, ma non da tutti, e soprattutto pare non da quelli della parte politica di Cirio. Infatti il ministro Giancarlo Giorgetti (Lega) ha parlato di Termoli come di una "buona notizia" facendo orecchie da mercante ai piagnistei torinesi. D'altro canto, la sindaca Chiara Appendino si è schierata con Cirio a difesa del territorio. Così la prima cittadina:

"Oggi ci sentiamo traditi e chi è tradito prova rabbia. Una rabbia che chi, come noi, ha responsabilità istituzionali deve trasformare in una azione. Attendiamo di avere parole chiare da Roma per capire su che basi questa scelta sia stata condivisa con il Governo. Convocheremo già domani tutte le Istituzioni piemontesi per fare il punto".

A quale tipo di "azione" si riferiscano i vertici istituzionali piemontesi non è del tutto chiaro: si tratterà di una protesta formale? Di una manifestazione inedita? Di una spallata politica al Governo? Difficile a dirsi, anche perché l'asse Giorgetti-Cingolani sembra inamovibile: Termoli per loro è la scelta giusta.

Altre reazioni tutte negative

Altre reazioni giungono da parte dei sindacalisti come ad esempio Giorgio Airaudo (Fiom Piemonte):

"C'è molto rammarico e delusione per la scelta che vede il governo scambiare l'arrivo della gigafactory in Italia con la libertà di scelta dove farlo a Stellantis. La decisione di fare la gigafactory a Termoli umilia Torino".

Una posizione condivisa dall'assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Tronzano:

"Si tratta di una scelta aziendale che dispiace perché tutti abbiamo provato a incidere, ma non è stato sufficiente. Rimaniamo però lucidi senza sprofondare in inutile pessimismo. Sono certo che Stellantis capirà che a Torino a lei conviene esserci. Sulla Gigafactory non ci arrendiamo perché potrebbe esserci un'altra opportunità a Scarmagno con Italvolt: se diventerà un progetto solido e concreto la Regione farà la sua parte".

Insomma sembra proprio che la scelta di localizzare la Gigafactory a Termoli non abbia riscosso successo, almeno per quanto riguarda il Piemonte e il suo indotto sia produttivo che politico istituzionale. Ma Stellantis sulla bocciatura di Torino per la Gigafactory è intenzionata ad andare avanti e il Governo, per adesso, non si espone più di tanto.