Clientela ai minimi

A Torino bar e ristoranti boccheggiano: effetto smart working

La giunta Cirio si augura di ripristinare quanto prima le modalità lavorative pre lockdown, archiviando l'esperienza di smart working.

A Torino bar e ristoranti boccheggiano: effetto smart working
Torino, 24 Giugno 2020 ore 12:38

Circa un lavoratore su tre non tornerà presto nel suo ufficio, molte aziende stanno proseguendo con lo smart working – nell’ambito delle professioni che ne consentono l’applicazione – e i ristoratori e i baristi torinesi denunciano l’emorragia di clienti storici che consumavano colazione, caffè in pausa e pranzi.

Bar e ristoranti torinesi registrano sensibile calo di clienti

“Confesercenti lancia l’allarme pausa pranzo: se il personale non ritorna negli uffici, per bar e ristoranti (ma anche per il resto del commercio) sarà un problema risollevarsi. Il principale aiuto concreto – e a costo zero – che le istituzioni (Regione Piemonte, Città metropolitana, Comuni e tutte le aziende controllate/collegate) possono dare alle attività commerciali è quello di un piano di rientro – nel rispetto di quanto prevede la normativa – dei dipendenti nelle sedi di lavoro: lo si può fare rapidamente e in piena sicurezza. Presidente Cirio, Sindaca Appendino, Sindaci, non mettiamo a rischio l’esistenza di tante attività commerciali e tanti posti di lavoro!”

Questo l’allarme, con petizione annessa, lanciato da Confesercenti a tutela di bar e ristoranti che si trovano a fare i conti con l’effetto smart working che ha portato ad un drastico calo della clientela abituale composta dai lavoratori. 

Ripensare le modalità lavorative

Il lockdown forzato ha portato molte aziende a ripensare e riorganizzare le modalità lavorative, trovando in molti casi un equilibrio tra lavoro in sede e lavoro agile. Gli uffici comunali stessi hanno fatto da apripista alla svolta pubblica, stabilizzando circa 1.600 persone in regime di lavoro agile permanente.

Ostruzionismo dalla Giunta Cirio

Ma la svolta non piace alla Giunta Cirio, alla guida di Regione Piemonte. L’assessore con delega al Personale Marco Gabusi prende le distanze dall’istituzionalizzazione del lavoro da remoto e pone l’accento sul fatto che le ricadute socio-economiche sarebbero drammatiche. La volontà politica è quella di tornare quanto prima a una situazione pre lockdown ripristando la “vecchia normalità”.

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