Città Metropolitana di Torino

Gianduja, il Carnevale e le tradizioni storiche piemontesi

Nell'inestimabile "Fondo Morselli" un vero tesoro di pubblicazioni ottocentesche a tema.

Gianduja, il Carnevale e le tradizioni storiche piemontesi
Cultura Torino, 16 Febbraio 2021 ore 15:05

A caccia delle tradizioni storiche piemontesi in tema di Carnevale. La biblioteca storica Fondo Morselli della Città Metropolitana di Torino è una vera miniera in questo senso. Certo parlare di feste conviviali e di ritrovi comunitari oggi, con la museruola dei Dpcm anti Covid fa un po’ riflettere, ma nulla vieta di approfondire come i nostri nonni e avi trascorrevano questo periodo di allegria generalizzata. Il Carnevale, si ricorderà, veniva considerato l’ultima “parentesi” di spensieratezza prima della Quaresima pasquale (40 giorni di ritiro e meditazione, in teoria). Era quindi lecito lasciarsi andare, fare bisboccia, bere e persino travestirsi in modo originale. Da qui poi tutta la tradizione dei costumi e dei carri… Sembra roba di una vita precedente, ma fino a due anni fa era più che normale per tutti noi. Una tradizione che si può rivivere, storicamente, visitando il Fondo Morselli e in particolare la raccolta della “Gazzetta di Gianduja”.

In onore di Gianduja

A Torino tra il 1868 e il 1872 si svolsero quattro manifestazioni in onore di Gianduja, nel periodo del Carnevale: andarono in scena lungo via Po sotto forma di una pantomima tra rievocazione storica e invenzione, secondo una trama ideata da Giuseppe Giacosa. Una quinta edizione si svolse poi nel 1893 e coinvolse addirittura 1.500 attori in costume. Nella sua biblioteca di storia e cultura del Piemonte a Palazzo Cisterna, la Città metropolitana di Torino conserva traccia di questi avvenimenti tra le carte del “Fondo Morselli”. Esso, acquisito nel 2001, è costituito da una vastissima collezione di materiali in lingua piemontese: liriche, dizionari, almanacchi, testi teatrali raccolti da Erminio Morselli in oltre 20 anni di appassionata ricerca. Tra queste carte l’epica di Gianduja è ben rappresentata con una svariata collezione di materiali. Troviamo ad esempio le annate complete 1866-67 de “La Gazeta d’Gianduja“, bisettimanale di dialoghi e poesie sull’attualità storica, con maschere o tipi in contrasto, “fotografie d’la vita turineisa“, macro- e micro-notizie. Vi sono poi gli “Almanacch” (anno 1868 e 1870), calendari a 5 centesimi l’uno, lo spartito de “La Giandujeide“, canzone carnascialesca, parole di Cesare Scotta e musica di Giuseppe Stella, a 50 centesimi. E anche le famose carte che avvolgevano in forma esagonale le famose caramelle Gianduja di varie dimensioni.

I dizionari del dialetto

Da segnalare anche una particolarità linguistica. In Piemonte si parla il dialetto piemontese, com’è ovvio (o forse si parlava). Ma il piemontese non è certo uguale dappertutto, anzi! Uno che abita a Domodossola parlerà un dialetto molto differente da chi vive a Mondovì, come pure chi sta a Novara percepirà una cadenza molto diversa sentendo parlare il dialetto di Cuneo. Ebbene, in questa formidabile raccolta della Biblioteca si trovano alcuni impagabili vocabolari in cui sono rappresentate le diverse varianti del piemontese. In particolare: Vercelli, Acqui Terme, Alessandria, Monferrato, Voghera, Valsesia, un dizionario del dialetto di Novi Ligure e di quello  della Val Germanasca, una “Raccolta di vecchie parole gattinaresi” e persino un dizionario castellano-piemontese e un gergale “Vocabolari d’la mala” con i termini usati un tempo da banditi e delinquentelli dell’epoca. Insomma, davvero da non perdere. Chi volesse approfondire può farsi il suo “giretto virtuale” cliccando su questo link. Buona lettura e, in attesa del Carnevale, buona riscoperta delle tradizioni storiche piemontesi…

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