Cronaca
Terzo in Piemonte

Virus West Nile, primo caso registrato nel Torinese

Si tratta di una donna di 75 anni ricoverata all'ospedale Santa Croce di Moncalieri.

Virus West Nile, primo caso registrato nel Torinese
Cronaca Moncalieri, 04 Agosto 2022 ore 11:06

Virus West Nile: ieri, mercoledì 3 agosto 2022, registrato il primo caso nel torinese. Si tratta di una donna di 75 anni ricoverata a Moncalieri.

Virus West Nile nel Torinese

Anche il Torinese ha il suo primo caso di West Nile. Ieri, infatti, l'ospedale Santa Croce di Moncalieri ha comunicato alla Regione Piemonte di avere in cura una donna di 75 anni affetta dal virus, ricoverata nel reparto di medicina.

Terzo caso in Piemonte

Si tratta del terzo caso in Piemonte. Nei giorni scorsi, si erano infatti registrati altri due casi in provincia di Novara (culminato con il decesso di una donna) e a Vercelli. 

Cos'è il virus West Nile

La febbre West Nile (West Nile Fever) è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome). Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

E' bene ricordare che non è trasmissibile da persona a personaLa malattia infatti si contrae tramite la puntura delle zanzare, principalmente del tipo comune (Culex pipiens) o tigre (Aedes albopictus).

Nella maggior parte dei casi il virus ha un tempo di incubazione da 2 a 14 giorni, che diventano 21 per i soggetti con deficit immunitario. Nell’essere umano la maggior parte delle volte, circa l’80%, l’infezione può essere asintomatica, o presentarsi come sindrome febbrile (cefalea, dolori muscolari e possibile eruzione cutanea). Solo in alcuni rari casi, circa lo 0,1%, la malattia può risultare particolarmente grave con febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

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