Video su WhatsApp

Violenze sessuali e torture sui minori in chat fra ragazzini: tutto partì da Rivoli

Perquisizioni nelle abitazioni di una ventina di ragazzini. Prendevano immagini e filmati dal Deep Web.

Rivoli, 15 Luglio 2020 ore 14:01

A scoperchiare il vaso fu una mamma toscana nell’autunno dello scorso anno. L’indagine dei Carabinieri di Siena portò poi a Rivoli: è proprio nella Città metropolitana di Torino, infatti, che venne creata la “chat degli orrori” chiamata “The Shoah Party”. A farlo furono due 15enni, che poi allargarono il campo inserendo altri giovanissimi membri – tutti minorenni – da varie parti d’Italia. La successiva indagine, denominata “Delirio”, ha infatti coinvolto 13 province in Toscana, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Calabria: l’inquietante particolarità è che i ragazzini nemmeno si conoscevano, si scambiavano soltanto sul telefonino foto e video raccapriccianti.

Dalla chat al Deep Web: violenze “in diretta”

Video pedopornografici, violenze sessuali  e torture su minori. Oltre ad apologia del nazismo e dell’islamismo. Questo nella chat WhatsApp da cui è partito tutto.

Ma non è finita, perché alcuni partecipanti alla chat si trasferivano nel Deep Web, dove in un contesto internet criptato, assistevano ad immagini di efferata violenza addirittura in situazioni “live”: cioè è stato loro anche consentito di interagire in condotte di violenza sessuale e tortura su minori, attuate in diretta da adulti.

Scardinata la chat “The shoah party”

In “The shoah party”, abissi di degrado che i carabinieri hanno dovuto trattare, attraverso intercettazioni telematiche richieste e ottenute dalla Procura dei Minori di Firenze.

Le attività investigative sono proseguite facendo affiorare la parte più oscura e drammatica delle risultanze indiziarie, quelle relative al Deep Web.

Con tutte le difficoltà del caso, i militari sono riusciti a risalire all’identità di due giovani entrambi 17enni, un ragazzo e una ragazza. Dalle loro chat è emersa una descrizione dettagliata ed inquietante delle esperienze nel deep web, in particolare del ragazzo che ne riferisce alla sua amica, con descrizione delle cosiddette “red room”, stanze dell’ orrore, nascoste nel deep web, cui gli utenti più attrezzati tecnologicamente riescono ad accedere a pagamento, per assistere a violenze sessuali e torture praticate “in diretta” da soggetti adulti su minori, con possibilità di interagire per gli “spettatori”, che possono richiedere determinate azioni ai diretti protagonisti delle efferate azioni.

Il salto di “qualità” e le immagini “gore”

Insomma, nuove e specifiche risultanze indiziarie fanno ritenere, sulla base di concreti elementi, che un soggetto minorenne, dotato di eccezionali e precoci competenze tecnico-informatiche, abbia personalmente partecipato on-line, “live”, assieme ad altri utenti, pagando in cripto valute, quali i “Bitcoin”, a delle vere e proprie torture ed abusi sessuali su minori, compiute in diretta da soggetti adulti.

Le investigazioni hanno consentito di acclarare le modalità di accesso al deep web, dove vengono acquisite e poi fatte circolare le immagini “gore”, con esecuzioni, omicidi, smembramenti, atti sessuali compiuti in danno di animali, estrapolazioni di organi, castrazioni, immagini raccapriccianti e pedo-pornografia ai danni di bambini piccolissimi.

Risapitolando, le immagini rinvenute e già sequestrate attengono dunque e tre tipologie: 1) video pedo-pornografici auto realizzati da minori, che si riprendono nudi od intenti al compimento di atti sessuali; 2) video realizzati da adulti, relativi ad atti sessuali e violenze compiuti da soggetti minorenni (anche di sesso femminile) ai danni di minori, anche in tenerissima età (2-4 anni); 3) video “gore”, per lo più associati a simboli nazisti.

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