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Sindacato "Siulp"

Troppi arresti per reati minori, i poliziotti lanciano l’allarme

L'associazione di tutela delle Forze dell'Ordine punta il dito sulla scarsità di organico e sul reato di resistenza a Pubblico Ufficiale.

Troppi arresti per reati minori, i poliziotti lanciano l’allarme
Cronaca Torino, 01 Marzo 2021 ore 11:50

Molto interessante presa di posizione del Siulp, il sindacato della Polizia di Stato, sulla questione che riguarda i troppi arresti per reati minori e la resistenza a pubblico ufficiale. Non passa giorno, e il nostro portale ne è dinamico testimone, senza che dal mattinale delle Forze dell’Ordine si apprendano decine di fermi o arresti per reati minori.

Troppo impegno per reati irrisori

Che sono comunque reati, sia chiaro, ma che impegnano le pattuglie ed il personale a fronte di (magari) poi immediato rilascio dei colpevoli. Proprio perché il reato prevede pene irrisorie e il giudice, ovviamente, libera l’imputato. E’ il caso (quotidiano) dei tanti fermati per possesso di droghe leggere: la marijuana è la sostanza più leggera che c’è, illegale, ma tantissime persone ne fanno uso anche terapeutico. Ebbene, se Polizia e Carabinieri non avessero da… “rincorrere” piccoli spacciatori e consumatori per qualche spinello, sarebbero molto più attivi e presenti nel contrastare i reati davvero gravi (rapine, furti in casa, narcotraffico di droghe pesanti). Ma il sindacato di Polizia punta il dito anche sulla questione delle aggressioni agli agenti: resistenza a Pubblico Ufficiale è un reato che prevede la reclusione da 6 mesi e 5 anni, ma quasi nessuno poi se li fa in carcere. Ecco perché gli agenti chiedono un inasprimento di questa pena, anche tenuto conto delle tante recenti aggressioni subìte.

Il sindacato giustamente segnala

Così, il sindacato:

“Troppi arresti derivanti dallo spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e reati minori. Piaccia o non piaccia, le forze dell’ordine devono adempiere al loro dovere, che riguarda il perseguire i reati a prescindere dalla loro gravità. Alla luce di questo dato assodato (…) diventa impossibile per i poliziotti decidere arbitrariamente quale tipologia di reati sia meglio perseguire. (…) Tra l’altro la presenza nel territorio di circa 20 pattuglie a turno, garantite con grandi sacrifici da parte di molti uffici di Polizia che hanno dovuto ridurre il loro personale, e l’impiego di RPC (Reparto Prevenzione Crimine) è significativa. Siamo assolutamente d’accordo circa l’esagerato accumulo di pratiche giudiziarie concernenti reati minori che, per questa ragione, richiederebbero un reale aumento di organico. Poiché i servizi di polizia sono organizzati per contrastare l’attività criminale e garantire la sicurezza dei cittadini, l’unica soluzione per evitare i continui arresti delle forze dell’ordine è la depenalizzazione dei reati minori (…). Sugli arresti per resistenza, rappresentati come reati più o meno discutibili, il Siulp di Torino rammenta che in Italia ogni tre ore viene aggredito e ferito un appartenente alle Forze dell’Ordine”.

La strada della deterrenza reale

In conclusione, il Siulp della provincia di Torino ribadisce l’importanza di percorrere la strada della deterrenza reale e non solo quella codificata della consumazione dei reati, realizzabile solo attraverso la certezza di pene esemplari. Insomma, liberare poliziotti e carabinieri dall’obbligo di rincorrere chi magari ha in tasca due spinelli così da far concentrare di più e meglio l’attività operativa sui reati davvero pericolosi. In contemporanea, inasprire le pene per i reati contro esponenti delle Forze dell’Ordine che sono spesso oggetto di aggressione e ferimento nel corso delle operazioni di fermo o controllo sospetti. Da ultimo, si può autonomamente aggiungere, la certezza della pena: inutile avere condanne che poi non vengono scontate e i delinquenti sono ancora in giro!

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