Corte d'Appello di Torino

Terrorismo, bombe e attentati: condanne per 14 anarchici

Dal manager Adinolfi gambizzato agli ordigni esplosivi del 2007 (quartiere Crocetta) per colpire i carabinieri. Sulle orme dei terroristi Anni 70.

Terrorismo, bombe e attentati: condanne per 14 anarchici
Cronaca Torino, 25 Novembre 2020 ore 10:14

Terrorismo, bombe e anarchici: processo in Appello e dure condanne. Proprio nel giorno in cui si è verificata un’intimidazione contro i giornali e i giornalisti (Bombe carta e vernice: attacco anarchico contro la Stampa) i giudici hanno emesso sentenza. Sono 14 gli imputati condannati nell’àmbito del processo “Scripta manent”.

Tutto nasce dall’attentato al super-manager

Alfredo Cospito (20 anni di reclusione) era già stato condannato per l’attentato contro Roberto Adinolfi, l’episodio da cui parte tutto. Adinolfi era un manager-simbolo, un obiettivo che i vecchi terroristi di sinistra negli Anni 70 avrebbero definito “da colpire”. E questa nuova ondata di violenza politica sembrava seguire la stessa strada. Amministratore delegato di Ansaldo Energia, di proprietà di Finmeccanica, discusso per lo smaltimento di rifiuti e la costruzione di reattori nucleari in paesi in via di sviluppo, Adinolfi fu gambizzato sotto casa. L’attentato, ovviamente esecrabile, avvenne a Genova poco dopo le 8 del mattino. Il dirigente venne stato raggiunto al ginocchio destro da uno dei tre colpi sparati da una pistola semiautomatica. A sparargli a bruciapelo proprio Cospito in moto, con il volto coperto da un casco.

Il cartellone della Polizia (Digos) all’epoca dell’indagine

Gli attentati con le bombe (anche a Torino)

Dopo aver gambizzato Adinolfi, gli anarchici della sigla Fai (Federazione anarchica informale) si dedicarono alle bombe. In particolare, nel loro mirino finirono le Forze dell’Ordine, ovviamente simbolo dello Stato da abbattere. Il 24 marzo 2007 tre ordigni scoppiarono nel quartiere Crocetta di Torino con lo scopo di colpire i Carabinieri accorsi sul luogo dopo una prima esplosione. L’attentato riuscì ed ebbe vasta eco, ma senza provocare feriti. La Procura in quel caso aveva contestato anche reati di terrorismo. Adesso i giudici hanno scritto la parola fine (a meno di ricorsi in Cassazione, poco probabili però) a quel rigurgito di lotta armata. La pena più alta, 20 anni di carcere, resta quella per Alfredo Cospito. Pesanti anche i 17 anni inflitti a Anna Beniamino, protagonista di un lungo sciopero della fame che aveva coinvolto per “solidarietà” molti attivisti fuori dal carcere.

Scripta Manent, perché gli scritti rimangono

La differenza fra le sentenze di primo e secondo grado si capisce comprendendo il nome dell’operazione. La Polizia (operò la Digos, come sempre accade in reati di terrorismo) all’epoca scelse “Scripta manent” quale identificativo. In primo grado era caduta l’istigazione a delinquere contestata a un vasto gruppo di autori di scritti, blog e pubblicazioni anarchiche. L’accusa riteneva, infatti, che le riviste (da qui anche il nome dell’operazione) fossero il volto pubblico dell’organizzazione. La difesa, invece, sosteneva trattarsi di libertà di espressione e di opinione. Che gli ideali anarchico-insurrezionalisti, insomma, fossero normali idee politiche non censurabili. Da rilevare che la Beniamino (17 anni comminati) i Pm avevano chiesto 29 anni di galera perché considerata “la mente” dell’organizzazione.

L’avvocato degli anarchici sceglie l’ironia

Questa la dichiarazione a fine sentenza dell’avvocato Gianluca Vitale, che difendeva gli anarchici.

“E’ buffo. Il lancio di uova marce e petardi di stamattina (contro le sedi dei giornali, ndr) è considerato un attacco alla libertà di informazione. Questa sera usciamo dall’aula della Corte d’Assise d’Appello con una condanna per delle persone imputate soltanto per delle cose che hanno scritto”.

Condanne agli anarchici per le bombe e i proseliti, ma non solo. Va infine rimarcata anche un’assoluzione, quella nei confronti di Nicola Gai: la Corte d’Assise d’Appello di Torino al termine del processo ne ha disposto la scarcerazione immediata. Condannato per l’attentato a Adinolfi, in primo grado gli erano stati inflitti nove anni di reclusione.

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