Idea-shock in Piemonte e Val d'Aosta

Tampone Covid obbligatorio per accedere alle piste da sci

Chi accede agli impianti sciistici dovrà avere con sé l'esito dello screening rapido effettuato entro le precedenti 72 ore: un'ipotesi che sembra davvero percorribile.

Tampone Covid obbligatorio per accedere alle piste da sci
Cronaca Torino, 30 Novembre 2020 ore 10:53

Sciatori sugli sci con l'esito del tampone Covid in tasca. Sembra l'uovo di colombo. Invece, a quanto pare, è la strada più percorribile nella realtà dei fatti. Almeno per chi non riesce proprio a rinunciare alla settimana bianca.

L'idea dell'infettivologo

Questa idea era improponibile fino a qualche mese fa per mancanza di capacità... "tamponatoria" da parte delle autorità sanitarie. Ma oggi le cose sono cambiate: si processano molti più tamponi (sempre quasi 200mila al giorno in tutta Italia) e ci sono a disposizione soluzioni molto veloci per capire se si è contratto il Covid. Sono i tamponi rapidi: risultato affidabile, nel giro di poche ore. Tampone Covid agli sciatori per permettere loro di usare gli sci dunque?  In Piemonte ha lanciato questa idea l’infettivologo Giovanni Di Perri, che pochi giorni fa su un quotidiano nazionale aveva spiegato la sua ricetta per uscire dal lockdown: il tampone rapido prima di andare nei luoghi potenzialmente affollati (quindi ristoranti, palestre, campi da sci).

Val d'Aosta d'accordo

Se le regioni italiane con più densità di impianti sciistici (Piemonte, Lombardia e Trentino) sono in difficoltà perché zone rosse o arancio, sorridono invece agli sciatori le vicinissime Svizzera e Val d'Aosta. Così il responsabile dell'Unità di Crisi valdostana Luca Montagnani:

"Se l’idea è quella di aprire gli impianti ai primi di gennaio bisogna comunque trovare soluzioni che evitino situazioni di possibile rischio-contagio. Noi, come ogni altra regione, non possiamo permetterci una terza ondata e quindi bisogna studiare protocolli seri. Una soluzione per sciare tranquilli può essere quella del tampone. Se vieni in Valle d’Aosta devi aver fatto un tampone nelle 72 ore precedenti. Ovviamente se chiediamo questo dobbiamo anche essere in grado di offrire altrettanto, ed è per questo che potremmo decidere fare lo screening anche a tutti lavoratori degli impianti sciistici".

Sciare non è un rischio

Per quanto riguarda le probabilità di contagio, sembra assodato che la sciata in sé non sia un rischio. Si sta all'aperto, molto distanziati fra sciatori, spesso si indossano sciarpe (fa freddo) che coprono fino al naso. Il problema è il contorno della sciata. La coda agli ski-lift, il pranzo al rifugio, salire in funivia e qualche altro eccetera a completare i ragionamenti. Comunque, i numeri del contagio per Piemonte e Val d'Aosta sono oggettivamente in discesa. Il picco è stato raggiunto la scorsa settimana e la speranza degli operatori è di arrivare in zona gialla per Natale. Intanto, in questi giorni è prevista parecchia neve e le zone più gettonate del Nord Italia si copriranno del candido manto caro agli sciatori. L'ipotesi del tampone anti Covid nelle precedenti 72 ore per poter accedere agli impianti sembra una soluzione davvero percorribile.

Le Regioni alpine unite

E le Regioni alpine del Nord Italia si sono mostrate unite in questo frangente. Gli assessori competenti hanno anche proposto di aprire gli impianti solo a chi soggiorna nelle località turistiche per almeno due giorni (e una notte). Tutto ciò anche per fronteggiare l'evidente concorrenza della Svizzera (fuori dall’Unione Europea e già aperta) o dell'Austria che è in procinto di aprire le piste. "Se consentiamo l’acquisto degli skipass solo a chi ha pernottato in una struttura ricettiva o in una seconda casa saremo in grado di sapere con precisione il numero degli avventori. In questo modo potremo gestire al meglio l’afflusso e il deflusso agli impianti. La nostra attenzione – rimarcano le Regioni –  deriva da un’attenzione particolare al mondo del lavoro e all’occupazione che l’industria dello sci genera sui nostri territori montani. Trovare un compromesso con il Governo di Roma per scongiurare una chiusura totale del turismo invernale è d’obbligo. Ne va della sopravvivenza dei lavoratori e dell'indotto turistico invernale da 20 miliardi".

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