Bassa Val Susa

Sgominata banda dedita allo spaccio di stupefacenti: sequestrati 11 chili di hashish e 3 di marijuana

In corso di esecuzione dieci misure cautelari.

Cronaca Val Susa, 11 Maggio 2021 ore 06:59

Torino. Carabinieri disarticolano gruppo criminale dedito allo spaccio di stupefacenti nella bassa Val Susa, in corso di esecuzione 10 misure cautelari.

Sgominata banda dedita allo spaccio di stupefacenti

Dalle prime ore dell’alba, nella provincia di Torino, oltre 80 carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip del capoluogo piemontese su richiesta del Gruppo criminalità organizzata comune e sicurezza urbana della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 10 persone, ritenute responsabili di concorso in estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Le piazze di spaccio

L’indagine, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Susa (TO) tra giugno e novembre 2020, ha consentito di individuare tre distinte piazze di spaccio di hashish e marijuana nella bassa Val Susa, in particolare nei comuni di Borgone di Susa, Sant’Antonino di Susa e Rivoli (TO).

Lo stupefacente veniva approvvigionato da fornitori residenti nella città di Torino. E’ stata fatta luce anche sui metodi messi in atto da alcuni componenti del gruppo criminale per estorcere denaro a vari acquirenti morosi.

Sequestrati 11 chili di hashish e 3 chili di marijuana

Nel corso dell’attività investigativa sono stati già arrestati in flagranza 5 pusher e sequestrati complessivamente 11 kg di hashish e 3 kg di marjuana.

Nel corso di 1 delle 30 perquisizioni eseguite contestualmente agli arresti, i carabinieri hanno arrestato, nell’hinterland torinese, un italiano di 35 anni al quale i militari dell’Arma hanno sequestrato, grazie al fiuto del cane antidroga, 250 g di droga, tra marijuana hashish e ketamina, nascosti nel tinello della cucina. 

Droga smerciata nelle abitazioni

La droga veniva smerciata al dettaglio da diversi spacciatori direttamente dalle loro abitazioni ed i clienti raggiungevano i luoghi d’incontro per l’acquisto con il taxi, in modo da non essere controllati dai carabinieri durante il periodo di lockdown.

Proprio a causa delle restrizioni imposte dal covid e al conseguente maggiore rischio corso dai pusher il prezzo della droga era aumentato anche del triplo, tanto che gli acquirenti nelle conversazioni intercettate dagli investigatori dell’Arma, pur comprendendone le motivazioni, si lamentano dell’eccessivo aumento del costo dello stupefacente.