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Il nuovo Dpcm

Scuole chiuse in zona rossa, Torino sotto per un pelo: 243 casi su 100mila abitanti (la soglia è 250)

In vigore da oggi la stretta su colori e chiusure, a Torino mancano appena sette casi (ogni 100.000 abitanti) per superare la soglia critica.

Scuole chiuse in zona rossa, Torino sotto per un pelo: 243 casi su 100mila abitanti (la soglia è 250)
Cronaca Torino, 03 Marzo 2021 ore 10:58

Scuole chiuse in zona rossa, Torino è sotto (per un pelo) alla soglia dei 250 casi. Chiudono tutti gli istituti di ogni ordine e grado se si raggiungono 250 casi ogni 100mila abitanti, a prescindere dal colore. E’ quanto ha stabilito ufficialmente dal nuovo Dpcm disposto per contrastare l’avanzare del Coronavirus, il primo del Governo Draghi, illustrato nella serata di martedì 2 marzo 2021 dai ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza.

Ecco dove si rischia di più

In questo schema, aggiornato quotidianamente, le Province italiane sono elencate in ordine di incidenza, da quelle con maggiore circolazione virale a quelle meno esposte.

È interessante confrontare il posizionamento di ogni Provincia con il colore che ognuna ha per via del sistema di attribuzione delle Regioni rosse, arancioni e gialle, che non tiene conto della disomogeneità delle Province all’interno della stessa Regione. In molti casi, si nota che le misure di contenimento sono più stringenti di quanto spetterebbe alla Provincia in termini di incidenza. Per il Piemonte, in particolare, le situazioni più a rischio sembrano essere quelle di Torino, Vercelli e Cuneo. A livello nazionale, il capoluogo piemontese si “piazza” al 27esimo posto per incidenza di nuovi casi ogni 100.000 abitanti (subito dietro Gorizia e subito prima di Vercelli).

Resistere ancora un po’

Così il dottor Paolo Spada, chirurgo ed esperto di algoritmi applicati alla medicina, a corollario di questa carrellata di dati:

“Sia che si tratti di una stanza di ospedale, o del territorio di un Comune o di una Regione, il primo provvedimento per arginare il contagio è l’isolamento del focolaio. Paghiamo non averlo fatto per tempo, all’inizio della pandemia, ma non dobbiamo desistere adesso. Anzi dovremmo abituarci tutti quanti a conoscere i valori di incidenza del nostro territorio, e a pretendere le misure di contenimento per quello che sono: una protezione, non una punizione. Dobbiamo sfruttare la nostra intelligenza di uomini per tirar fuori la testa, appena si può, dove si può. La massima precauzione dovrebbe essere verso noi stessi e non soltanto per difenderci dal contagio. Ogni giorno di scuola che possiamo preservare, ogni bar che teniamo aperto, ogni ora di sole che possiamo guadagnare, ogni strada e negozio che rimangono vivi, ogni progetto che riusciamo a far nascere. Tutto questo è vita contro il virus, è resistenza, ed è importante”.

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