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Coinvolti i Comuni della cintura metropolitana

Scorie nucleari fra Mazzé e Rondissone: è allarme

Il Governo ha individuato una vasta area di 515 ettari per stoccare i rifiuti radioattivi. Il "nodo" Saluggia.

Scorie nucleari fra Mazzé e Rondissone: è allarme
Cronaca Torino, 07 Gennaio 2021 ore 10:15

Fa paura il deposito di scorie nucleari che sorgerà, secondo le indicazioni del Ministero, nella vasta area di 515 ettari a Nord-Est di Torino lungo la direttrice A4 verso Saluggia e Rondissone. Ci saranno anche dei benefici (700 nuovi posti di lavoro per gestire l’impianto oltre alla riduzione delle tasse comunali) ma la prospettiva del forte impatto ambientale di un simile “discarica radioattiva” spaventa già le popolazioni residenti.

Area TO-10 “a pipistrello”

In tutte le carte pubblicate sul sito del Ministero, l’area individuata comprende i territori di Mazzè e, in minima parte, quelli di Caluso e Rondissone, viene identificata come TO-10. Si sviluppa a nord di Chivasso, a poco più di un chilometro da Mandria, e ha come confine est la provinciale che collega Rondissone a Mazzè. La superficie individuata è di 515 ettari, e la mappa disegna una forma che è già stata definita “a pipistrello”. Saluggia (dove c’è lo stoccaggio provvisorio) è a pochi minuti. Nelle 42 pagine del documento, Sogin la definisce praticamente ottimale per ospitare il sito, anche perché dal punto di vista naturalistico c’è poco o niente da proteggere. Gli ambientalisti obiettano: certo, quanto c’era da proteggere è già stato ampiamente danneggiato… Ma tant’è: vi sono «solo» il biacco Coluber viridiflavus (una bisciotta d’acqua), il Ramarro orientale Lacerta viridis e la Lucertola muraiola Podarcis muralis. Nei canali, poi , ci potrebbe essere il mollusco Unio elongatulus.

Un progetto all’avanguardia

Come riporta nell’edizione cartacea in edicola il settimanale “La Nuova Periferia” di Chivasso, “il Deposito Nazionale sarà costituito da una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie per il contenimento della radioattività, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali“.

Il settimanale di Chivasso che riporta tutti i dettagli del progetto

Le barriere ingegneristiche di protezione saranno realizzate in cemento armato, garantite per confinare la radioattività dei rifiuti per il tempo necessario al suo decadimento a livelli paragonabili a quelli presenti in natura. Nel dettaglio, all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con i rifiuti radioattivi. Nelle celle verranno sistemati definitivamente circa 78.000 metri cubi di rifiuti a molto bassa o a bassa attività. Una volta completato il riempimento, le celle saranno ricoperte da una collina artificiale di materiali inerti e impermeabili, che rappresenterà un’ulteriore protezione e permetterà un’armonizzazione dell’infrastruttura con l’ambiente circostante. Sopra, terra e piante faranno scomparire del tutto ciò che sarà sepolto là sotto. Questa parte del deposito di scorie nucleari non sembra neanche male…

I rifiuti ad “alta attività”

Ma. C’è un “ma” che preoccupa. In un’apposita area del deposito, infatti, sarà realizzato un complesso di edifici idoneo allo stoccaggio di lungo periodo di 17 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività, che resteranno temporaneamente al Deposito, per poi essere sistemati definitivamente in un deposito geologico. Le barriere ingegneristiche del Deposito Nazionale e le caratteristiche del sito dove sarà realizzato garantiranno l’isolamento dei rifiuti radioattivi dall’ambiente per oltre 300 anni, fino al loro decadimento a livelli tali da risultare trascurabili. Tutto in sicurezza, ovviamente, tutto secondo i rigidissimi parametri previsti dalla legge in questa delicata materia. Ma i dubbi e le perplessità (se non vogliamo chiamarle paure) delle Amministrazioni locali già vengono esplicitate da più parti. Soprattutto per questa parte di deposito, che riguarda i rifiuti ad “alta densità radioattiva”. Certo va anche detto che, quando si parla di scorie nucleari, generalmente i timori sopravanzano la ragione e spesso ci si lamenta prima ancora di essersi informati.

Le prime reazioni dei politici

In ogni caso, ecco l’intervento del parlamentare di Forza Italia Carlo Giacometto:

“Nei prossimi mesi ci sarà tempo e modo per le Amministrazioni e per le popolazioni coinvolte sia nella zona di Chivasso sia nell’area di Torino per consultare i documenti resi pubblici da Sogin. Quel dibattito pubblico, infatti, dovrà far emergere tutti gli aspetti del progetto, le criticità e le eventuali opportunità, inclusi i doverosi benefici economici e di sviluppo connessi alla realizzazione delle opere. Allo stesso tempo, si dovrà prevedere un preciso percorso di bonifica e di smantellamento dei siti temporanei attualmente in attività. E, proprio a questo proposito, sarebbe urgente ampliare la platea dei beneficiari delle compensazioni nucleari per le comunità che si trovano nei pressi dei depositi. Bisogna tener conto della distanza in linea d’aria dal sito di stoccaggio, non dei confini comunali sulla cartina geografica”.

Il nodo di Saluggia

L’idea è quella, appunto, di rivedere i criteri attualmente basati sui soli confini amministrativi e/o geografici e non, come sarebbe molto più equo, con la distanza chilometrica dal sito. E’ il caso ad esempio di tanti Comuni della Città metropolitana di Torino, che si trovano a poca distanza in linea d’aria dall’impianto Eurex di Saluggia (Vc). Quelle comunità locali, paradossalmente, finora non hanno mai ricevuto compensazioni economiche, pur essendo state per molti anni esposte ad un rischio tuttora esistente, a causa della vicinanza al deposito. Sarà il caso di ricordare che Saluggia è l’ultimo Comune della provincia di Vercelli e confina con i paesi dell’area metropolitana torinese (come ad esempio Rondissone, Torrazza e Verolengo). Martedì 5 gennaio 2021, il vice sindaco della Città Metropolitana Marco Marocco (M5S) ha convocato una video conferenza con tutti i sindaci coinvolti: “Scavalcati da un annuncio a sorpresa – ha detto Marocco – siamo amareggiati per il rischio di cancellare in un colpo anni di promozione territoriale e di investimenti sui prodotti locali di qualità“. Si attendono ora sviluppi sulle eventuali posizioni che le varie Giunte comunali intenderanno prendere sulla questione scorie nucleari, ma non si escludono iniziative anche di protesta.

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