Una nuova ondata di protesta ha attraversato la Val di Susa, sfociando in duri scontri tra i manifestanti del movimento No Tav e le forze dell’ordine. La mobilitazione, nata per contestare i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, ha visto la situazione degenerare rapidamente nelle vicinanze delle aree di cantiere di Chiomonte e San Didero.
Il bilancio dei feriti e dei soccorsi
Il bilancio feriti dopo gli scontri di ieri in Val Susa è di 48 carabinieri, impegnati nella tutela dei cantieri, colpito da oggetti e materiale pirotecnico, ma si registrano contusioni e intossicazioni anche tra i partecipanti alla protesta. I soccorsi sono intervenuti per prestare le prime cure sul posto e trasportare i casi più gravi nelle strutture ospedaliere della zona.
La dinamica delle proteste e i danni
La tensione è aumentata quando una parte dei manifestanti si è staccata dal corteo principale per avvicinarsi alle recinzioni e ai varchi d’accesso. Durante i disordini sono stati lanciati sassi, bombe carta e fuochi d’artificio contro le barriere di protezione. Le forze dell’ordine hanno risposto con l’uso di idranti e idonei dispositivi di alleggerimento per respingere i tentativi di intrusione.
I disordini hanno causato il danneggiamento di alcune strutture esterne del cantiere, l’incendio di un mezzo di servizio e la temporanea chiusura di tratti stradali e autostradali per garantire la sicurezza degli automobilisti di passaggio.
Le reazioni del mondo politico e istituzionale
Gli eventi hanno sollevato immediate prese di posizione da parte delle istituzioni e delle forze politiche. Dai vertici di Governo è arrivata una ferma condanna delle violenze, accompagnata da messaggi di solidarietà nei confronti degli agenti rimasti feriti durante il servizio. Contestualmente, è stata confermata la volontà di proseguire i lavori per la realizzazione dell’infrastruttura.