Il giallo in Sicilia

Partiti da Torino i genitori di Viviana Parisi: “Non crediamo si sia suicidata” VIDEO

Intanto proseguondo le ricerche del piccolo Gioele. Inquirenti poco propensi a pensare che la dj si sia lanciata dal tralicco dell'alta tensione sotto al quale è stata ritrovata senza vita.

Partiti da Torino i genitori di Viviana Parisi: “Non crediamo si sia suicidata” VIDEO
Torino, 10 Agosto 2020 ore 09:48

Dopo il ritrovamento del corpo senza vita a Caronia della dj torinese trapiantata in Sicilia per amore si cerca il figlio di 4 anni, che era con lei, e del quale non c’è traccia.

Mistero sulla morte di Viviana

Il corpo della 43enne era sfigurato: è stata riconosciuta dalla fede nuziale che portava al dito. Al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, compreso l’omicidio. Sarà l’autopsia fissata per martedì a Messina a chiarire le cause della morte. Intanto sembra che gli investigatori siano portati a escludere che la donna si sia uccisa buttandosi dal traliccio, perché l’impalcatura non sarebbe stata toccata.

“Me l’hanno ammazzata”

Convinti che non si sia trattato di un gesto estremo sono i genitori della donna, partiti da Torino nella giornata di ieri, alla volta della Sicilia. Luigino Parisi, padre di Viviana, è convinto che sua figlia sia stata uccisa.

“Mia figlia non c’è più, me l’hanno ammazzata. Vogliamo sapere mio nipote dove è finito e se qualcuno gli ha fatto del male.

Della medesima idea anche il marito della dj, Daniele Mondello, che non crederebbe all’ipotesi del suicidio della moglie e, men che meno, al fatto che la donna possa aver ucciso il loro piccolo Gioele. Ed è stato proprio Mondello a spiegare agli inquirenti che la donna soffriva da tempo di depressione, versione confermata anche dai familiari. Entrambi erano Dj, era proprio in quel mondo della notte – molto vivace a Torino – che si erano conosciuti e innamorati. Viviana aveva deciso di lasciare la sua città per seguire l’amore in Sicilia; alcuni suoi post su Facebook lasciano trasparire lo stato di prostrazione in cui versava a causa dell’impossibilità di portare avanti il suo lavoro.

“Alla nascita del mio cucciolo il suo mondo mi rapì sia con il cuore che con la mente. Il mio tempo non lasciò spazio ad altri pensieri. Mi travolse. Due anni fa mi sono totalmente ancora più estraniata, allontanata, chiusa in un bunker. E’ come se avessi incontrato la matrigna cattiva e fossi scappata nel bosco nascondendomi dal mondo.”

Si cerca Gioele

Ed è proprio la ricerca di Gioele, al momento, la priorità: ad oggi sono stati perlustrati oltre 500 ettari di terreno, con l’ausilio di cani e dei droni. Non si tratta di un’operazione facile perché stiamo parlando di boschi e luoghi impervi dove è difficile spostarsi. Gli inquirenti ritengono che il bambino sia passato dal bosco dove è stato rinvenuto il cadavere.

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