A conclusione di un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica guidata dal Procuratore Giovanni Bombardieri, è stata data esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone. I provvedimenti colpiscono la moglie quarantacinquenne della vittima e il suo nuovo compagno cinquantaduenne, entrambi indagati per l’omicidio premeditato di Mikel Rroku, cinquantacinquenne di origine albanese da anni stabilmente residente in Italia.
Omicidio Mikel Rroku a Torino: arrestati la moglie e il compagno dopo le indagini dei Carabinieri
La vicenda trae origine dal tragico rinvenimento del corpo dell’uomo, effettuato dalle forze dell’ordine lo scorso 6 luglio presso un’abitazione situata in via Verolengo, nel quartiere Le Vallette a Torino. All’interno dell’immobile, di proprietà della vittima, i militari avevano scoperto la salma in avanzato stato di decomposizione a seguito delle segnalazioni avanzate dai vicini di casa, insospettiti dall’assenza prolungata del residente, descritto unanimemente come una persona pacifica e riservata.
La ricostruzione della dinamica e la violenza dell’aggressione
Gli accertamenti tecnici e gli approfondimenti analitici hanno consentito agli inquirenti di collocare la data precisa dell’omicidio al 30 giugno 2026. L’esame autoptico e la dettagliata analisi della disposizione e morfologia delle tracce ematiche rilevate sulla scena del crimine delineano un’azione caratterizzata da eccezionale violenza ed efferatezza. La vittima è stata attinta mortalmente alla testa mediante l’impiego di un oggetto contundente.
La distribuzione delle macchie di sangue suggerisce che l’aggressione si sia consumata inizialmente alle spalle dell’uomo, proseguendo poi con estrema ferocia mentre il cinquantacinquenne si trovava ormai esanime al suolo. I rilievi investigativi hanno posizionato la presenza dei due indagati all’interno dell’alloggio di via Verolengo esattamente in un lasso temporale compatibile con la morte della vittima.
Il movente e la complessa fase preparatoria
Il quadro probatorio ricostruito dalle forze dell’ordine individua un duplice movente alla base del delitto. Da un lato vi era la volontà della donna e del compagno di eliminare il marito della prima, considerato un ostacolo al proseguimento della loro relazione sentimentale. Dall’altro emergeva un preciso interesse logistico, consistente nel disegno della coppia di subentrare nell’assegnazione dell’abitazione di edilizia residenziale pubblica di cui il cinquantacinquenne era titolare.
L’attività d’indagine ha inoltre rivelato che il delitto non è stato il frutto di un raptus momentaneo, bensì l’esito di una prolungata fase preparatoria avviata già nel mese di maggio 2026. Durante questo periodo, la coppia avrebbe vagliato diverse modalità operative per attentare alla vita della vittima, prendendo in considerazione tra le opzioni anche l’avvelenamento e l’accoltellamento, prima di optare per l’aggressione con corpo contundente.
Il pericolo di fuga e le decisioni del GIP
Nel corso delle settimane successive, la percezione della crescente pressione investigativa ha spinto i due indagati a progettare la fuga dall’Italia. Le verifiche condotte dagli inquirenti hanno evidenziato la consultazione di portali specializzati nelle procedure di immigrazione verso il Nord America, finalizzata a individuare Stati privi di accordi di estradizione con il nostro Paese.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino, accogliendo la richiesta della Procura e ritenendo conforme la ricostruzione prospettata, ha ravvisato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di entrambi gli indagati. Nel disporre la misura della custodia cautelare in carcere, il GIP ha evidenziato la particolare gravità ed efferatezza del fatto, unitamente al concreto pericolo di reiterazione di reati e al fondato rischio di fuga della coppia.