cronaca

Occupazione di Palazzo Nuovo, l’Università: “Non è una forma di confronto accettabile”

La risposta degli studenti alla scelta del Rettorato di chiudere l'edificio per due giorni impedendo la festa contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna

Occupazione di Palazzo Nuovo, l’Università: “Non è una forma di confronto accettabile”

“La Rettrice chiude noi apriamo: se l’Università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto. Palazzo Nuovo é occupato!”: è questo lo slogan dell’occupazione di Palazzo Nuovo. Lo avevano detto e lo hanno fatto, ieri (28 gennaio 2025) l’Università di Torino è stata occupata dai collettivi studenteschi dopo un’assemblea universitaria.

Cosa rivendicano i collettivi

Una risposta alla scelta del Rettorato di chiudere l’edificio per due giorni impedendo così lo svolgimento di un evento musicale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

I collettivi tramite i loro canali argomentano la scelta dell’occupazione parlando di repressione e scrivendo:

“Ci hanno chiuso la porta in faccia, perché agli studenti avrebbero potuto solo rispondere dicendo che hanno seguito i dettami di governo e questura, per seguire la deriva repressiva e per impedire ogni accenno di politicizzazione nei luoghi di formazione.”

 

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Dai loro social, gli universitari rimandano poi alla manifestazione nazionale del 31 gennaio per Askatasuna, evento al quale parteciperanno centri sociali di tutta Italia.

L’Università di Torino: “Non è una forma di confronto accettabile”

UniTo dichiara di non condividere i metodi di protesta degli universitari e fa sapere tramite nota:

“In merito alla notizia di occupazione di Palazzo Nuovo da parte di un gruppo di studenti, l’Università di Torino ribadisce con chiarezza che l’occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile, perché limita i diritti dell’intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali.

Palazzo Nuovo è un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico: deve rimanere accessibile e sicuro per studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e cittadinanza che usufruisce delle attività dell’Ateneo. Qualsiasi iniziativa che impedisca o condizioni l’accesso alle strutture, interrompa la didattica o metta a rischio persone e beni è incompatibile con la responsabilità che un’istituzione pubblica deve garantire.

L’Università richiede pertanto la rinuncia ad avviare l’occupazione annunciata e il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio. L’Ateneo ha già attivato le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio e sta valutando, in raccordo con gli organi competenti, tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria.

L’Università è disponibile al confronto nelle sedi proprie della rappresentanza e del dialogo istituzionale; tale confronto, tuttavia, non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività.”