cronaca

Morte di Davide Borgione: l’autopsia ha confermato il trauma cranico come causa del decesso

Resta da capire se la morte del 19enne sia stata causata dalla caduta sull'asfalto o dall'urto con la macchina

Morte di Davide Borgione: l’autopsia ha confermato il trauma cranico come causa del decesso

Da un lato la conferma: Davide Borgione è morto per un trauma cranico. Dall’altra una domanda che pesa come un macigno: quel trauma cranico è dovuto alla caduta dalla bici di Davide o all’urto con l’auto avvenuto poco dopo?

I fatti

Ripercorriamo la vicenda: Davide, 19 anni, la notte del 24 gennaio 2026 va alla discoteca Milk, nel quartiere San Salvario a Torino, con un gruppo di amici. Finita la serata decide di tornare in bici elettrica, ma non ha il casco protettivo.
All’angolo tra via Nizza e corso Marconi cade, batte la testa e resta a terra. Il dopo è raccontato dai filmati di videosorveglianza di zona: due ragazzi si avvicinano mentre lui giace immobile, invece di chiamare aiuto gli sfilano il portafogli.
Poi arriva un’auto che lo urta. Alla guida c’è un 36enne che se ne va. Rintracciato dalla polizia municipale affermerà di non essersi accorto del corpo, ma di aver pensato piuttosto a un dosso.
Proprio come i due che poco prima hanno frugato nelle tasche di Davide derubandolo, anche l’automobilista deve rispondere di omissione di soccorso.
Il 19enne viene infine notato da un passante che chiama i soccorsi, ma è già troppo tardi. Il ragazzo al Cto viene dichiarato morto.

Cosa è veramente successo a Davide?

Se è vero che la cronologia dei fatti è chiara, e i tre soggetti che hanno intercettato Davide subito dopo la sua caduta sono stati identificati, resta ancora da capire cosa ha causato il trauma cranico poi rivelatosi fatale per il giovane. Per questo saranno indispensabili altri accertamenti.

Studente di economia, calciatore tifoso del Toro e cantante rap. Tante le strade che Davide – chiamato dagli amici “Borgi” – avrebbe potuto percorrere. Un dolore quello dei famigliari e degli amici reso ancora più insopportabile dall’assenza di risposte e da quel vergognoso atto di chi, invece di provare a salvarlo, ha approfittato del suo stato derubandolo e poi lo ha lasciato morire solo in una gelida notte di gennaio.