Una vera e propria catastrofe ecologica sta interessando il Piemonte in queste ore. Il bilancio complessivo e provvisorio dei roghi che stanno devastando il territorio ha raggiunto la drammatica quota compresa tra 800 e 900 ettari complessivi bruciati, lasciando una ferita profonda tra le province di Torino, Vercelli, Novara e del Verbano Cusio Ossola. L’estensione dei danni fotografa un’emergenza ambientale di proporzioni straordinarie, che mette a dura prova gli ecosistemi locali e la macchina dei soccorsi.
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Le cause del disastro: caldo record, vento di foehn e fulmini
La genesi di questa ondata di incendi boschivi in Piemonte risiede in una stagione particolarmente critica. Le temperature elevate si sono protratte per lunghi periodi dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio, determinando, insieme alle scarse precipitazioni, condizioni ideali per l’innesco dei roghi a causa della siccità del terreno.
La situazione è precipitata drasticamente agli inizi di luglio. L’ondata di caldo torrido ha toccato il suo picco mercoledì 8 luglio, giorno in cui si è registrato il record delle temperature massime. Questo scenario termico estremo è stato purtroppo accompagnato da forti venti di caduta da nord. I bollettini giornalieri emessi dal Centro funzionale di Arpa Piemonte avevano correttamente previsto l’aggravarsi del quadro indotto dai forti venti di foehn in quota, che hanno soffiato sulle fiamme accelerandone la diffusione.
Secondo quanto riferito da fonti ufficiali dei Vigili del Fuoco, l’origine primaria dei diversi roghi è di natura strettamente meteorologica. Le fiamme sono state infatti innescate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni precedenti, trovando poi un terreno ideale per propagarsi rapidamente a causa delle temperature torride e dei boschi estremamente secchi.
I fronti più colpiti: dalla Valsesia al Parco del Gran Paradiso
Il fuoco ha colpito diverse vallate piemontesi, concentrandosi in particolare su tre fronti principali che registrano i danni più significativi.
La Valsesia, nella provincia di Vercelli, si attesta come l’area in assoluto più colpita dall’emergenza, con ben 450 ettari di territorio montano già andati in fumo e un impatto devastante sul paesaggio locale.
Nel Verbano Cusio Ossola, il comune di Premosello Chiovenda sta pagando un prezzo altissimo: sono 226 gli ettari divorati dalle fiamme in una zona dove la superficie boschiva distrutta sfiora il 60%. La perdita in questo quadrante è gravissima, poiché ha cancellato preziosi ecosistemi originari composti da quercete, faggete e boscaglie pioniere.
Un terzo, vastissimo rogo in quota sta interessando la Valle Soana, nella provincia di Torino, arrivando a colpire il territorio protetto del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in particolare tra i comuni di Valprato Soana e Ronco Canavese. Il fuoco, originatosi inizialmente in zone impervie e caratterizzato da erba olina e rododendri, ha purtroppo risalito i versanti fino a raggiungere e intaccare i preziosi boschi di abeti e larici.
Un miliardo di ferite: la perdita di biodiversità e i tempi della natura
Le stime puntuali effettuate nelle sole aree attive colpite dall’emergenza rivelano che sono andati persi circa 700.000 alberi. Il danno ecologico complessivo, tuttavia, supera di gran lunga la sola perdita della copertura vegetale. Gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità autoctona: la densa coltre di fumo e la distruzione sistematica degli habitat colpiscono in modo diretto la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l’avifauna nel pieno della stagione nidificante. Allo stesso tempo, i grandi mammiferi come caprioli e camosci sono costretti a una fuga disperata e forzata verso i fondovalle e le aree antropizzate, con conseguenti rischi per la loro sopravvivenza.
Il percorso che la natura dovrà intraprendere per rimarginare queste ferite sarà estremamente lungo, secondo i modelli di evoluzione ambientale della Regione Piemonte.
Nei primi due o cinque anni si assisterà soltanto al ritorno delle prime specie vegetali pioniere, ovvero erbe e arbusti in grado di offrire una parziale stabilizzazione del suolo, limitando il rischio di erosione idrogeologica. Sarà necessario attendere un periodo compreso tra i quindici e i venti anni per vedere lo sviluppo di un bosco giovane e la ricomparsa graduale della fauna selvatica nel suo habitat naturale. Infine, serviranno oltre cinquanta o settanta anni affinché gli ecosistemi complessi di querce, faggi e conifere d’alto fusto colpiti in queste ore riacquistino la loro piena maturità e la struttura strutturale originaria.
L’intervento dei soccorritori e la strategia di ripristino della Regione
Il bilancio ecologico, per quanto drammatico, avrebbe potuto assumere contorni ancor più catastrofici senza l’imponente dispiegamento di forze in campo.
“Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso. I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB stanno lottando contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori”.
— Matteo Marnati, Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte
I modelli di simulazione predittiva sviluppati da Arpa Piemonte e dalla Regione evidenziano lo straordinario valore dell’operato dei soccorritori. Senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio utilizzo della flotta aerea dei Canader e degli elicotteri, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate situate a fondovalle.
Sul fronte del post-emergenza, l’attenzione è già rivolta al futuro dei territori colpiti. L’assessore regionale alla Montagna, Marco Gallo, ha annunciato che la Regione Piemonte si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni del suolo lo renderanno possibile. Gli uffici tecnici sono al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, basandosi sul modello di gestione già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. L’assessore ha tuttavia rimarcato l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale tramite piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la naturale capacità di resilienza e rinnovazione del bosco, così da capire dove sia realmente prioritario l’intervento dell’uomo.
Qualità dell’aria sotto controllo: i dati di Arpa Piemonte
Un elemento di rassicurazione per le popolazioni locali giunge sul fronte della salute pubblica. Le misurazioni costanti sulla qualità dell’aria effettuate da Arpa Piemonte, volte a rilevare l’eventuale presenza di sostanze aerodisperse tossiche prodotte dalla combustione del legno, non hanno evidenziato valori tali da prefigurare un potenziale danno sanitario.
I picchi più alti sono stati registrati dalla centralina di rilevamento di Domodossola, che ha segnalato valori massimi istantanei di circa 250 microgrammi al metrocubo (µg/m³) nel tardo pomeriggio del 9 luglio, in concomitanza con lo spostamento delle masse di fumo. La situazione è tornata rapidamente verso la normalità già il giorno successivo, 10 luglio, quando i valori di polveri sottili sono scesi a 55 µg/m³ come valore medio giornaliero, confermando il progressivo diradarsi degli inquinanti atmosferici.