SALUTE INCLUSIVA

In Italia è Torino a sperimentare per prima le schede triage multilingua

Fondamentale il lavoro dei mediatori per contestualizzare al meglio le domande da rivolgere agli stranieri.

In Italia è Torino a sperimentare per prima le schede triage multilingua
Torino, 11 Luglio 2020 ore 17:36

Nei prossimi giorni esordiranno per la prima volta in Italia nei Pronto soccorso degli ospedali della Città della Salute di Torino le Schede triage multilingua per favorire il dialogo tra operatori sanitari e i cittadini stranieri nell’ottica di una migliore comunicazione, comprensione e soprattutto diagnosi.

L’aumento di stranieri nei pronto soccorso

I Pronto soccorso degli ospedali della Città della Salute rilevano un continuo incremento di pazienti stranieri che vi accedono, anche alla luce degli ultimi mesi purtroppo contraddistinti dalla pandemia da Covid-19.

Gli infermieri del Triage del Pronto soccorso si trovano spesso in difficoltà davanti a stranieri che non parlano una parola d’italiano. L’urgenza di quei momenti rende inutili i classici strumenti come traduttori on-line dei cellulari o i frasari cartacei: servono tempestività e precisione. Per questa ragione è stato costituito in Azienda Città della Salute (diretta dal dottor Giovanni La Valle) un gruppo di lavoro per l’elaborazione di uno strumento che possa aiutare la comunicazione tra infermieri e pazienti stranieri.

Il ruolo fondamentale dei mediatori

Sulla base delle domande standard che vengono rivolte al paziente, il gruppo di lavoro, coordinato dal dottor Mario Caserta dell’Area Progetti dell’URP (diretto dalla dottoressa Lia Di Marco), composto da un infermiere di ogni Pronto soccorso, e supportato dagli esperti del GFT – Gruppo di formazione e triage, ha rielaborato lo strumento inizialmente redatto dal GFT a scopo didattico, l’ha adattato alle nuove esigenze e alle peculiarità dei differenti Pronto soccorso sottoponendolo a un meticoloso lavoro di traduzione a cura dei mediatori culturali dell’ospedale. Ed è proprio questa l’intuizione fondamentale: il mediatore a differenza del traduttore sa contestualizzare la domanda allo specifico antropologico di provenienza della persona straniera.

Il risultato

Il risultato è un set di 6 schede, per ora in inglese, arabo, cinese, albanese e romeno, anche se sono in corso di traduzione quelle in spagnolo, francese e russo, così composto: la principale, la “scheda delle risposte”, da porre davanti al paziente e che lo stesso usa per indicare le risposte sulla sagoma di un uomo (dove hai male?), la scala del dolore (indica quanto hai male?), gli  intervalli di tempo (da quanto tempo hai male?). A questa si aggiungono 5 schede, una per il sintomo o l’evento principale, e le altre suddivise per distretto anatomico, che riportano le domande da indicare al paziente in modo che quest’ultimo possa leggerne la traduzione nella propria lingua. Nei prossimi giorni si avvierà la sperimentazione al Pronto soccorso delle Molinette e del CTO, ultimata la quale si aggiungeranno in seguito anche il Regina Margherita, con le schede pediatriche, e il Sant’Anna, con le schede ostetrico-ginecologiche.

La frase più utilizzata con i pazienti cinesi, sarà sicuramente “hai la febbre?” posta nel modo più corretto possibile questa domanda otterrà una risposta altrettanto precisa con beneficio di tutti, italiani e stranieri.

 

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