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tribunale di Torino

Il presidio di solidarietà Maya: imputata e parte lesa nello stesso processo

Durante un arresto, quattro anni fa, denunciò di essere stata picchiata da un poliziotto.

Il presidio di solidarietà Maya: imputata e parte lesa nello stesso processo
Cronaca Torino, 16 Marzo 2021 ore 18:04

Questa mattina una cinquantina di persone di sono ritrovate davanti a Palazzo di Giustizia, per Maya Bosser Peverelli, 24 anni.

Imputata e parte lesa

La ragazza è una nota militante del centro sociale Askatasuna, finita davanti al giudice con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale. Nello stesso procedimento, Maya è anche parte lesa: durante un arresto, quattro anni fa, denunciò di essere stata picchiata da un poliziotto. Imputato anche l’agente che l’avrebbe colpita.

I fatti del 2017

I fatti risalgono al giugno 2017, quando la ragazza (all’epoca diciannovenne9 era stata fermata dalla polizia ai Murazzi durante un controllo. Maya, con un video su YouTube, aveva denunciato di essere stata picchiata da alcuni agenti.

Noi stiamo con Maya, questa violenza la ribaltiamo e ancora: Se toccano una, toccano tutte. Maya non è sola sono due degli striscioni esibiti dal presidio di solidarietà dove erano presenti, oltre ai militanti dell’Askatasuna anche rappresentanti del movimento No Tav.

#iostoconMaya

La solidarietà nei confronti della ragazza è anche un atto emblematico sentito in modo particolare dalle donne. Sulla pagina Facebook che riunisce i sostenitori di Maya, la giovane è già diventata un simbolo contro la violenza sulle donne:

Siamo in tantissime e tantissimi a sostenere Maya per questa prima udienza. Questo presidio non è solo per dire “sorella non sei sola”, ma per sostenere tutte quelle donne che nelle aule di questo tribunale si sono sentite umiliate, giudicate e non credute dopo aver denunciato molestie, violenze e abusi.
La violenza sulle donne è un fatto strutturale della nostra società, ce lo dice quasi ogni giorno un femminicidio. La violenza sulle donne la fanno gli uomini, ma anche la polizia, i tribunali e le istituzioni. Siamo grat* a Maya per aver avuto il coraggio di uscire dal ruolo di vittima a cui queste violenze vorrebbero relegarci.
Noi stiamo con Maya, ma anche con Dana in carcere per aver parlato ad un megafono, con Eddi Marcucci colpita dalla sorveglianza speciale per aver combattuto in Siria contro l’Isis e tutte le donne quelle che conosciamo e quelle che non conosciamo, che dentro questi luoghi combattono delle battaglie per tutt* noi!

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