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Il desiderio di Graziella: salvare l’Imbarco Perosino e poter morire a casa, dentro il Parco del Valentino

Con i soldi raccolti si potrebbe continuare a preservare questo edificio storico, proteggerlo dalle piene del Po e continuare con le attività di sempre.

Il desiderio di Graziella: salvare l’Imbarco Perosino e poter morire a casa, dentro il Parco del Valentino
Cronaca Torino, 24 Marzo 2021 ore 17:29

Graziella Perosino è l’unica residente, insieme alla sua famiglia, all’interno del Parco del Valentino e vorrebbe, più di ogni altra cosa, poter morire a casa sua come sua nonna e i suoi genitori.

Il desiderio di Graziella

Un desiderio più che legittimo, ma che potrebbe rischiare di non essere realizzato. Il Comune di Torino, infatti, ha deciso di sfrattare Graziella dal ristorante Imbarco Perosino che aperto nel 1987. Ma una speranza c’è: in questi giorni è stata lanciata una raccolta fondi per reperire i 138.000 euro che l’Imbarco Perosino deve versare al Comune.

 

IL VIDEO PER LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI

 

La raccolta fondi

Il testo della raccolta fondi spiega a fondo le ragioni dei proprietari del Perosino che in questi ultimi anni si sono battuti per continuare a vivere e a lavorare nel luogo creato ormai nel lontano 1936 dal nonno di Graziella, Alberto Perosino.

Sono dieci anni che siamo in giudizio contro il Comune di Torino per rivendicare, convinti delle nostre ragioni, il diritto di poter continuare a vivere e lavorare all’Imbarco, come facciamo da oltre 80 anni, con amore e dedizione.

Ma la legge, purtroppo, sembra non essere dalla nostra parte. In ogni momento potremmo essere sfrattati dal luogo creato da nostro nonno Alberto Perosino nel 1936 per costruire barche da fiume, dove Graziella Perosino è nata nel 1940 e vive tuttora insieme a Gianni, dove noi siamo cresciuti, dove la nonna Anna iniziò negli anni ’60 l’attività di solarium estivo e noleggio barche, e dove Graziella dal 1987 avviò il ristorante ed il bar dove molti di voi avranno passato giornate e serate di festa, svago o relax.

138.000 euro per evitare lo sgombero

Con i soldi raccolti si potrebbe continuare a preservare questo edificio storico, proteggerlo dalle piene del Po, intraprendere nuove iniziative sportive e di svago sul fiume, proseguire l’attività del ristorante e del bar, come si è sempre fatto da 85 anni.

Inoltre, in caso di sgombero, è prevedibile che gli immobili sarebbero a rischio di atti vandalici o peggio a rischio di incendi (come avvenuto ai locali siti nella medesima zona) che per un immobile storico totalmente in legno sarebbero irreparabili cui si aggiungerebbero i danni catastrofici derivanti dalle inevitabili piene annuali del Po.

 

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