Morto sul campo di calcio

“Giustizia per mio marito”, parla la moglie di Roberto D’Orlando

Aveva la stessa patologia di AstorI.

“Giustizia per mio marito”, parla la moglie di Roberto D’Orlando
Torino, 07 Luglio 2020 ore 16:22

Cristina Colucci, la moglie di Roberto D’Orlando, non riesce a darsi pace da 5 lunghi anni. Era il 21 settembre 2015 quando il suo Roberto è entrato in campo per l’ultima volta.

Chi era Roberto D’Orlando

45 anni, originario di Collegno, fabbro di mestiere, calciatore nel cuore, lo stesso cuore malato del capitano della Fiorentina Davide Astori, scomparso il 4 marzo  2018. Infatti, ad accumunare i due c’è, oltre alla passione per il pallone, una miocardiopatia aritmogena. Peccato che la faccenda Astori a distanza di due anni non si sia ancora del tutto conclusa con due fascicoli e due medici indagati, per D’Orlando invece si è stati molto più sbrigativi.

Cosa si poteva fare

Il 21 settembre 2015 D’Orlando entra in campo a Mazzé e a dieci minuti dalla fine della partita crolla a terra. Una settimana prima il medico sportivo lo aveva dichiarato idoneo all’attività sportiva. Su di lui il procedimento penale avviato dalla procura di Ivrea è già stato archiviato nonostante l’opposizione della famiglia di D’Orlando. La consulenza del medico legale incaricato dalla procura, infatti, aveva stabilito che non era possibile stabilire l’esatta responsabilità del medico sportivo.

Eppure D’Orlando non aveva un quadro clinico semplice, aveva avuto un ictus nel 2013 ed era stato ricoverato  nel 2014 per problemi cardiaci.  Tuttavia, il certificato rilasciato il 18 settembre aveva escluso controindicazioni per patologie pregresse all’attività agonistica. 

Il caso Astori

La miocardiopiatia aritmogena primitiva è una patologia molto simile a quella riscontrata dopo la morte di Davide Astori.
Per la morte del capitano della Fiorentina è stato indagato l’ex direttore del centro di medicina dell’Azienda ospedaliera universitaria di Careggi che certificò l’idoneità sportiva ed è indagata anche una dottoressa dello stesso centro con l’accusa di aver falsificato i certificati. A distanza di due anni è stata chiesta una nuova perizia per fare luce sulle responsabilità della morte del giocatore.

La paura della vedova di D’Orlando

Il timore della vedova, che ora si rivolgerà al tribunale civile, è che l’inchiesta penale sulla vicenda di suo marito si sia conclusa troppo in fretta e con analisi superficiali (ad esempio non è stato preso in considerazione l’elettrocardiogramma originale e si sono guardati vecchi certificati) basandosi oltretutto su linee guida americane molto più morbide rispetto a quelle ministero della salute.

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