storie cittadine

Gabriella e la bancarella di libri che nessuno vuole (neanche se regalata)

Abbiamo conosciuto la proprietaria per cercare di capire insieme quali sono i pro e i contro di un'attività come la sua.

Gabriella e la bancarella di libri che nessuno vuole (neanche se regalata)
Torino, 07 Ottobre 2020 ore 17:46

Siamo andati a trovare Gabriella alla sua bancarella di libri sotto i portici di Piazza Statuto per farci raccontare la sua storia e cercare di capire insieme perché non riesca a cedere l’attività, nonostante la moltitudine di annunci e l’aumento di disoccupati.

 

La storia di Gabriella

La bancarella di libri l’ha comprata esattamente 10 anni fa nel 2010, non è stato un colpo di testa, ma qualcosa a cui pensava già da un po’. L’anno prima era andata a vedere com’era lavorare sotto i portici di Piazza Statuto svolgendo un vero “apprendistato” con la proprietaria di allora. Il lavoro le è piaciuto subito, anche perché vendere, racconta, è quello che sa fare meglio. Ma quello che la colpisce di più di quell’esperienza è la sensazione di indipendenza che è in grado di dare un’attività che non ha orari e non ha vincoli di nessun tipo: chiudi quando vuoi chiudere, apri quando vuoi aprire.

La zona e i clienti

La zona poi è perfetta perché risente della vicinanza con la stazione e di un passaggio di persone di tutti i tipi: dal notaio all’universitario e perché no, anche gente famosa come quell’attore… vorrebbe dirci il nome, ma poi non le viene in mente. Ma è normale, perché per lei i suoi clienti, dalla celebrità al ragazzino, sono tutti importanti e tutti meritano il suo “famoso sconto”, Gabriella li fa sempre, ci tiene a dirlo, e magari è per questo che tutti l’adorano e lei non ha mai sentito la crisi economica.

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Il digitale nemico della carta (e delle bancarelle)

Certo però ha sentito il cambiamento dal cartaceo al digitale, e questa sì che è un’altra storia, lei che non ha neanche Whatsapp sul cellulare fa fatica ad accettare di prendere il treno ogni mattina e non vedere mai nessuno con un libro in mano. Sarà il crescente disinteresse verso la carta il motivo per cui non riesce a vendere la sua bancarella? O la paura che sia un lavoro scomodo e difficile?  Lo stile di vita è sicuramente duro. Ma in fin dei conti si tratta di un lavoro come altri, solo che al giorno d’oggi il posto fisso e il lavoro sicuro appaiono molto più desiderabili di un’attività dove si è padroni di sé stessi. Ma quando – si e ci chiede Gabriella – un lavoro è sicuro? A me pare che spesso i datori di lavoro licenzino senza farsi troppi scrupoli.

Un lavoro in via d’estinzione

In questo periodo qualcuno ha provato ad affiancarla per imparare, ma è durata poco. Due coppie  si sono  dileguate non sentendosela di affrontare i “rischi del mestiere”e poi c’è stato anche un suo conoscente disoccupato con due bambini che chiedeva per un lavoro, ma assolutamente non quello di “bancarellaio”e pensare che lei gliela voleva regalare, dato che di fronte a certe situazione sarebbe disposta a non chiedere i 38.000 euro dell’annuncio.
Diventa nostalgica Gabriella quando ci parla di una Torino di un’altra epoca, dove oltre alle librerie c’erano ben 61 bancarelle di libri, quando un francese di passaggio le ha detto che a Parigi le bancarelle di libri sono state quasi tutte sostituite da quelle di souvenir le è preso un colpo, chissà se capiterà anche da noi, ha pensato. Lei, ne è convinta: forse il problema è che si tratta di un lavoro vecchio e tutti preferiscono stare al caldo dietro uno schermo, invece di stringere le mani delle persone e cercare libri adatti a loro.

Si impara tutto, ma non la libertà

Gabriella conclude la chiacchierata con un misto di rassegnazione e speranza: il suo desiderio è cedere la bancarella a qualcuno che come lei voglia una vita senza limitazioni imposte dall’alto, poco importa se è un mestiere che non si è mai fatto prima perché nella vita ci si può reinventare sempre, basta tirarsi su le maniche. E allora le chiediamo se ha un’ultima cosa da dire, magari un consiglio per un aspirante acquirente in preda ai dubbi: Sì – ci dice – una cosa la vorrei dire. Io, sarei una costumista. Lavoravo nel settore cinematografico, ma ho fatto pure la cantoniera e la bidella. Qualsiasi lavoro si impara. Essere liberi no.

 

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