Il caso

Donna di 45 anni trovata morta al Parco Sempione: si ipotizza un’overdose

Dopo il decesso, è scontro politico: Lomanto (FdI) accusa l'Amministrazione comunale. Ledda (Pd) replica: «Oggi dovremmo stare in silenzio»

Donna di 45 anni trovata morta al Parco Sempione: si ipotizza un’overdose

Donna di 45 anni trovata morta al Parco Sempione: si ipotizza un’overdose

Il ritrovamento del corpo

Una donna di 45 anni è stata trovata senza vita nel pomeriggio di lunedì 10 agosto nell’area del Parco Sempione, a Torino, zona da tempo segnalata per problemi di degrado, spaccio e consumo di stupefacenti. Sul posto sono intervenute le volanti della Polizia e il medico legale che ha potuto solo constatarne il decesso. Tra le ipotesi al vaglio per spiegare il decesso c’è quella di un’overdose, ma saranno gli accertamenti a chiarire le cause della morte.

L’attacco di Lomanto

Il ritrovamento ha riacceso anche il confronto politico sulle condizioni dell’area. Il presidente della Circoscrizione 6 Valerio Lomanto, esponente di Fratelli d’Italia, ha ricordato le denunce portate avanti negli anni sulla situazione del Parco Sempione e dell’ex piscina. «Quella struttura, invece di essere recuperata e restituita alla città, è diventata uno dei punti di riferimento per il consumo e lo spaccio di droga», rimarca Lomanto, che contesta duramente anche le scelte compiute dall’Amministrazione comunale: «Con i fondi del Pnrr quell’area avrebbe potuto essere riqualificata, trasformando un luogo di degrado in uno spazio utile alla comunità». E conclude: «Parco Sempione non può essere il “tossic park” di Torino. E l’ex piscina non può continuare ad essere il simbolo delle occasioni perse».

Il commento di Ledda

Alle parole di Lomanto si sono aggiunte quelle del consigliere comunale del Partito democratico Antonio Ledda:«C’è chi non perde neppure questa occasione per fare polemica politica, dimostrando così tutta la propria sensibilità per la vita degli altri e per quella di tutti i cittadini. Oggi è morta una persona in un luogo disgraziato della nostra città e dovremmo, per prima cosa, stare in silenzio». Secondo Ledda, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle risposte da mettere in campo: «E allora oggi dovremmo stare in silenzio e pensare soprattutto a cosa fare perché non accada ancora. A come raggiungere quelle persone, curarle, prenderle in carico e provare a strapparle a quella condizione, senza sottrarsi alle proprie responsabilità. Perché oggi è facile usare una morte per una polemica. Domani sarà ancora più facile dimenticarla».