Orrore a Torino

Bimbo di 5 anni lancia una gattina di tre mesi dal balcone, vano il tentativo di salvarla

La denuncia delle volontarie animaliste intervenute a recuperare la gattina.

Bimbo di 5 anni lancia una gattina di tre mesi dal balcone, vano il tentativo di salvarla
Torino, 29 Giugno 2020 ore 09:36

Nella giornata di ieri, 28 giugno 2020, a Torino si è svolto l’ennesimo episodio di violenza contro gli animali: un bambino di 5 anni ha lanciato un micina di appena 3 mesi dal balcone di casa, proculandole lesioni talmente gravi che, dopo un vano tentativo di salvarla, la cucciola è morta in clinica tra atroci sofferenze. 

Come sembrerebbero aver testimoniato diverse persone, tra cui una volontaria intervenuta a recuperare la gatta, i genitori avrebbero perso di vista il bambino non riuscendo ad impedirgli di compiere il gesto: dopo l’accaduto però, nonostante tutti – genitori e altri condomini – si fossero affacciati al balcone osservando il corpicino della micia rantolare dal dolore, nessuno sarebbe intervenuto per soccorrerla.

A dare notizia del terribile accaduto è proprio il gruppo di volontarie “Le sfigatte“, intervenute sul luogo per recuperare il gatto e cercare di salvarlo. Di seguito il testo integrale del messaggio:

La denuncia dell’Associazione “Le Sfigatte”

L’associazione Le Sfigatte, che ha lanciato l’allarme ha condiviso sulla pagina facebook quanto segue:

“Ennesima vittima innocente dell’irresponsabilità e insensibilità umana”.
Siamo delle rompiscatole, siamo esagerate, i colloqui preaffido sono inutili, le reti ai balconi dispendiose e non necessarie (tanto il gatto è intelligente, se la cava da solo), poniamo condizioni eccessivamente rigide, non abbiamo fiducia verso gli adottanti, meglio prendere i gatti da un privato, non ci sono controlli e si fa più in fretta… Ecco, quello che ci sentiamo ripetere da tanto, troppo tempo e che tentiamo invano di smentire. Oggi, purtroppo, una storia ci dà ragione su tutti i fronti, ma lasciamo che siate voi a giudicare, con coscienza, almeno questa volta:
Una nostra volontaria, che per fortuna si trovava nel posto giusto al momento giusto, sente delle grida da un balcone, “non buttarlo!!! ” e delle persone che si affacciano ai balconi “è morto, è morto!”.
Non era morta affatto, la gattina tricolore di tre mesi.
Ancora, anche se a fatica, respirava… È mancata più tardi in clinica, per trauma cranico e perché le costole le avevano perforato i polmoni.
Eravamo pronti a chiamarla Miracle e farla entrare nella nostra famiglia, se solo si fosse salvata, ma nonostante la tempestività e il sangue freddo della volontaria che l’ha soccorsa, questo non è accaduto.
La micina è stata lanciata da un balcone, non è semplicemente caduta.
Il bambino di 5 anni, lasciato senza il minimo controllo da parte dei genitori che si trovavano in casa, si è affacciato al balcone, ha preso la micia e l’ha scaraventata giù… Evitiamo di postare l’immagine che è circolata tra noi volontarie, perché sarebbe eccessivamente cruda, ve lo possiamo garantire.
La gattina è rimasta sull’asfalto agonizzante, la nostra volontaria si è precipitata a soccorrerla ed è corsa in clinica in taxi .
Diversa gente affacciata ai balconi , nessuno che sia sceso a controllare se era ancora viva … nessuno… e neanche il padre del bimbo che era a casa con lui e che a suo dire ha perso di vista il bimbo per qualche minuto. Questa indifferenza di tutti e mancanza di compassione per questo esserino terrorizzato e agonizzante la troviamo sconvolgente! Lasciatecelo dire, persone vergognose!
Se la nostra volontaria non fosse intervenuta tutti l’avrebbero lasciata ad agonizzare sull’asfalto.
Prenderemo i necessari provvedimenti, per quanto ci riguarda, perché questi genitori irresponsabili e negligenti non la passino liscia.
Ma vogliamo che la morte di Miracle, come ci sarebbe piaciuto che fosse, non sia vana.
Che leggiate fino in fondo e che capiate appieno il senso di colloqui preaffido nelle vostre case, con i vostri bimbi, ore ed ore a parlare, a dispensare consigli, a fare richieste e porre condizioni che vi sembrano eccessive.
Perché una vita è una vita e quella di oggi è stata spezzata per assecondare il capriccio di qualcuno che avrebbe dovuto prendere un peluche e non un essere vivente. Miracle non doveva essere un giocattolo, era una micina di soli 3 mesi che doveva essere tutelata.
E allora va bene, diteci che siamo eccessivamente rigide, che così facendo limitiamo le possibilità di adozione, che poi i gatti ci rimangono in stallo a vita… Siamo sempre più sicure di non sbagliare.
Perché certi errori si pagano ad un prezzo che non è spiegabile a parole e il terrore negli occhi della micina riversa sull’asfalto rimarrà impressa nelle nostre menti.”

Pesanti toni accusatori contro il bambino e i genitori

Nonostante l’associazione animalista abbia già deciso di procedere nei confronti dei genitori, ritenuti dalle volontarie “irresponsabili e negligenti”, sono le stesse “Sfigatte” a dissociarsi dai toni offensivi e violenti utilizzati da alcuni commentatori di Facebook nei confronti della famiglia proprietaria della gatta. Com’era immaginabile, infatti, e come troppo spesso accade, sui social è stato scritto di tutti e di più, con i peggiori auguri di morte e sofferenza, nei confronti di genitori e bambino.

Le volontarie però non ci stanno e scrivono:

“A seguito di alcuni commenti offensivi, violenti e decisamente fuori luogo, ci sentiamo di fare alcune dichiarazioni: noi volontarie, come associate delle Sfigatte, ci dissociamo dalle affermazioni pesanti che sono state espresse nei commenti sottostanti (al post di denuncia del fatto), anche nei confronti del bambino protagonista della vicenda. Proprio il bambino è la prima vittima di questa storia ed averla raccontata è stato un gesto di denuncia sociale e non di sciacallaggio mediatico verso una persona. Non siamo dispensatrici di odio, la nostra associazione si basa, nei confronti degli animali quanto delle persone, su principi di rispetto, solidarietà, difucia e stima reciproca, e nulla cambierà tutto ciò.

Quello che è accaduto è terribile, ma non deve spingere le persone a giocare a fare Dio nè a proclamarsi palagini della giustizia.

Non siamo eroine, siamo volontarie e come tali agiamo nell’onestà e nella trasparenza, ma mai istigando alla violenza.”

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